Iran, elezioni presidenziali/ Ahmadinejad distribuisce patate ai poveri per comprare il loro voto

Pubblicato il 3 giugno 2009 19:27 | Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2009 19:27

A poco più di una settimana dalle elezioni presidenziali iraniane, previste il 12 giugno, a giudizio degli analisti l’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad ha buone probabilità di essere rieletto, ma tanto per non correre rischi ha avviato una campagna per la distribuzione ai poveri di 400 mila tonnellate di patate, a quanto riferisce il Times.

Il governo dice che l’elargizione è dovuta ad un raccolto particolarmente abbondante, ma gli oppositori di Ahmadinejad lo accusano di voler comprare voti tra le classi meno abbienti – che sono già il suo punto di forza – e quando manifestano in piazza gridano «morte alle patate».

Gran parte delle cancellerie mondiali guardano alle elezioni per vedere quale sarà il futuro del programma nucleare iraniano, ma per la popolazione nel suo insieme l’argomento principale è l’economia. Il Paese islamico ha incassato introiti petroliferi per 300 miliardi di dollari, ma i poveri stanno peggio che mai.  Dilapidando la ricchezza dell’oro nero, Ahmadinejad ha causato forti aumenti dell’inflazione, degli affitti e del costo delle case, senza che la disoccupazione rampante sia diminuita.

Gli oppositori del presidente lo attaccano senza sosta, accusandolo di aver mentito quando disse che la ricchezza proveniente dal petrolio sarebbe stata usata per alleviare le condizioni dei poveri. Ma Ahmadinejad fa di tutto per distogliere l’attenzione dell’elettorato dall’economia, concentrando invece la sua campagna sul programma nucleare nazionale, che peraltro è fonte di orgoglio per molti iraniani. Definisce «cani rabbiosi» i suoi critici dichiarando: «Se ti ritiri, ti attaccano. Se attacchi, si ritirano».

La settimana scorsa l’Iran ha effettuato il lancio sperimentale di un missile capace di raggiungere Israele e l’Europa occidentale. Poi Ahmadinejad ha dichiarato: «Adesso abbiamo 7 mila centrifughe per arricchire l’uranio, e l’Occidente non osa minacciarci».

Tutti i suoi oppositori affermano che il programma nucleare proseguirà definendolo per usi civili, ma il suo principale contendente, il riformista Hossein Mousavi, e l’altro candidato riformista, Mehdi Karoubi, accusano Ahmadinejad di aver isolato l’Iran con i suoi infiammati discorsi, e hanno dichiarato che se eletti seguiranno una politica estera meno abrasiva.

La vittoria di Ahmadinejad è data per molto probabile a causa di vari fattori. Ha l’appoggio del leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, ha a disposizione le considerevoli risorse governative per la campagna elettorale, e può contare su milioni di voti provenienti dai membri delle forze armate e del Basij, una forza paramilitare anti-dissenso fondata dall’ordine dello scomparso ayatollah Ruhollah Khomeini.

Ma una sorpresa, scrive il Times, non è completamente da escludere. Mousavi, 67 anni, ex-primo ministro, è molto popolare per aver guidato l’Iran nei difficili anni della guerra con l’Iraq. Promette la liberalizzazione economica, più ampie libertà civili e svolge la campagna elettorale con l’attivo aiuto della moglie, Zahra Rahnavard, cosa senza precedenti in Iran. Inoltre, Mousavi attira il voto urbano e dei giovani sotto i 30 anni, che costituiscono tre quarti della popolazione di 70 milioni.