Iran/ Mentre gli Ayatollah litigano e si dividono, cresce il potere delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche

Pubblicato il 21 Luglio 2009 15:18 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2009 15:18

Mentre gli Ayatollah iraniani si accapigliano e si dividono con accuse l’un contro l’altro sulle contestate elezioni del 12 giugno e sulla successiva, sanguinosa repressione dei dimostranti antigovernativi, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha assunto il ruolo di principale forza per sbarazzarsi di una opposizione che nonostante tutto non dà segni di voler abbassare la testa, a quanto scrive il New York Times.

Nate con la rivoluzione del 1979, le Guardie, il cui numero si aggira intorno alle 130 mila persone, si sono gradualmente trasformate da milizia ideologica al servizio dei leader rivoluzionari in una capillare organizzazione con un ruolo sempre più assertivo in praticamente ogni aspetto della società iraniana. Al punto che la loro significativa partecipazione nella repressione del dissenso post elettorale ha indotto svariati analisti a descrivere quando accaduto durante e dopo la consultazione ”un golpe militare”.

«L’Iran non è più uno stato teocratico», ha dichiarato Rasool Nafisi, esperto di affari iraniani alla Rand Corporation, un think-tank di respiro internazionale localizzato in Virginia, «ma è diventato un governo di sicurezza militare con una facciata di apparenza clericale sciita».

Le Guardie, anche con l’aiuto del presidente Mahnoud Admadinejad – rieletto per un secondo mandato alle elezioni – sono diventate una vasta conglomerata militare che controlla il programma nucleare nazionale, batterie di missili e un impero finanziario valutato in svariati miliardi di dollari, che si è infiltrata in quasi ogni settore dell’economia nazionale. Le Guardie gestiscono cliniche oculistiche, costruiscono automobili, strade, ponti, sfruttano giacimenti di gas e petrolio e sono coinvolti in vari settori del mercato nero, con un giro d’affari annuo di 12 miliardi di dollari.

Le Guardie occupano dozzine di seggi in parlamento e posti governativi di alta responsabilità. Lo stesso Ahmadinejad è un ex-membro della Guardie, come il presidente del parlamento, Ali Larijani, e il sindaco di Teheran, Baquer Qalibaf. E l’influenza delle Guardie è pervasiva anche nel sistema educativo, dove sovrintende all’indottrinamento degli studenti, e nel comparto dei media, dove ”guida” le programmazioni radiofoniche e televisive.

Nondimeno, scrive il Times citando analisti politici, sotto la superficie apparentemente compatta e disciplinata delle Guardie, si cominciano ad intravvedere barlumi di discordia riguardo al modo in cui si sono svolte le elezioni ed al comportamento governativo nei confronti dell’opposizione guidata da Mir Hossei Mousavi, che accusa il sistema di potere di avergli rubato la vittoria alle elezioni con diffusi brogli.

Dice in proposito Muhammad Sahimi, docente alla University of Souther California: ”Ho ricevuto rapporti secondo cui almeno una parte della leadership delle Guardie non è soddisfatta di come stanno andando le cose. Alcuni hanno addirittura protestato”.

Appartengono alla vasta organizzazione delle Guardie anche la Forza Quds, che ha svolto operazioni in Paesi stranieri, inclusi l’addestramento della milizia Hezbollah in Libano e il loro armamento, e la milizia Basij, che include milioni di vigilanti volontari impiegati per reprimere le proteste seguite alle elezioni. Tutti costoro sono trattati dal governo con privilegi di ogni sorta, dalla ammissione preferenziale nelle università alla fornitura di generi alimentari altrimenti introvabili.

Secondo l’esperto della Rand Corporation Nafisi, un ex-comandante delle Guardie ha stimato che tutte queste organizzazioni, i membri e le loro famiglie, costituiscono un blocco di milioni di voti «che sono stati strumentali nella rielezione di Ahmadinejad».