Iran. Ahmadinejad rischia l’impeachment, ma il parlamento rinuncia al processo

Pubblicato il 23 Novembre 2010 14:49 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2010 15:04

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

Il parlamento iraniano ha rivelato che ha tentato di avviare un processo di impeachment contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad ma che, mostrando il peggioramento delle divisioni all’interno del regime, vi ha per ora rinunciato per ordine del leader supremo ayatollah Ali Khamenei, a quanto riferisce il Wall Street Journal.

Secondo giornali conservatori, i parlamentari hanno lanciato una nuova petizione per addivenire ad un dibattito sull’impeachment di Ahmadinejad.

Le contestazioni rivolte ad Ahmadinejad sono intese, secondo il Wsj, come una risposta ad un potente gruppo di religiosi che hanno sollecitato Khamenei a ridurre i poteri del parlamento ed aumentare quelli del presidente.

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In un rapporto discusso in parlamento lunedì, quattro prominenti parlamentari hanno illustrato dettagliatamente critiche finora mai rivolte ad Ahmadinejad.

Hanno accusato lui e il suo governo di 14 violazioni della legge, che includono l’importazione illegale di petrolio e benzina, l’inadempienza nel fornire trasparenza negli affari di bilancio statale e il ritiro di milioni di dollari dalle riserve iraniane in valuta estera senza ottenere l’approvazione del parlamento.

”Il presidente e il suo governo devono rispondere delle loro azioni davanti al parlamento”, afferma il rapporto, che aggiunge: ”La mancamza di trasparenza  e l’accumularsi di violazioni legali da parte del governo sta danneggiando il regime”.

Le iniziative contro Ahmadinejad giungono mentre il regime è sotto pressione a causa della sua intenzione di eliminare gradualmente i sussidi per il carburante, i generi alimentari e le aziende per il servizio pubblico, nel mezzo di una situazione economica allo stremo causa le sanzioni internazionali contro il programma nucleare iraniano.

Le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza ed arrestato membri dell’opposizione per prevenire disordini diretti contro il taglio dei sussidi, che secondo gli economisti spingeranno in alto il tasso di inflazione.