Israele al voto. Generale mani pulite Benny Gantz insidia Netanyahu, Bernardo Valli spiega

Pubblicato il 20 febbraio 2019 6:33 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2019 20:49
Israele al voto. Generale mani pulite Benny Gantz (nella foto) insidia Netanyahu, Bernardo Valli spiega

Israele al voto. Generale mani pulite Benny Gantz (nella foto) insidia Netanyahu, Bernardo Valli spiega


Israele, si vota il 9 aprile. Un generale dalle mani pulite, Benny Gantz, insidia Benjamin Netanyahu, da troppi anni al potere e al centro di una serie di scandali per corruzione. Per la prima volta da tempo, sulla scena politica di Israele si presenta una alternativa con qualche possibilità, secondo l’analisi di Bernardo Valli, su Repubblica.
 Valli lo descrive così: “È alto, la schiena dritta, un sorriso appena disegnato sul volto scavato dal sole, occhi blu acciaio, poco loquace. Quella di Benny Gantz è la figura ideale del comandante con i nervi saldi che infonde fiducia. Un generale autentico di cinquantanove anni, adesso a riposo, ma già lanciato in una nuova carriera, quella di candidato a primo ministro. In Israele non è una novità che un ex capo di Stato maggiore di Tsahal, le forze armate, quale è stato Gantz, si proponga come capo del governo. Ci sono i precedenti di Yitzhak Rabin, assassinato nel ’95 a Tel Aviv per avere tentato la pace con i palestinesi, e di Ehud Barak , un tempo pure lui, come Rabin, laburista. Barak fu sconfitto alle elezioni da Ariel Sharon, un altro generale. In un Paese in cui il servizio militare impegna uomini e donne, puntualmente, in più periodi della vita, le forze armate hanno stretti rapporti con la società”.
Se Netanyahu perderà le elezioni, molto dipenderà dalle sue vicende giudiziarie. Netanyahu, ricorda Bernardo Valli, rischia l’incriminazione per vari casi di corruzione prima ancora dell’ elezione del 9 aprile. “È impensabile, ridicolo, aggiunge, che uno inseguito dalla giustizia ricopra la carica di primo ministro” commenta Benny Gantz figlio di profughi ebrei, il padre romeno, ungherese la madre Malka, scampata al campo di sterminio di Bergen-Belsen.
Ma per gli israeliani la sicurezza viene prima dell’onestà e su questo un militare ha delle buone credenziali. All’inizio della campagna elettorale, Ganz si è attribuito l’eliminazione nel 2012 di Ahmed Jabari, un capo militare di Hamas; la distruzione di 6.231 obiettivi nemici, sempre di Hamas; la morte di 1.364 terroristi palestinesi durante l’operazione militare del 2014 (“bordo protettore”) nella striscia di Gaza; e si è dichiarato soddisfatto di avere «riportato all’ età della pietra» dei sobborghi di quella città. Inoltre, Ganz si è ben guardato da menzionare uno Stato palestinese o di una possibile confederazione: “Al contrario ha assicurato che non abbandonerà mai il Golan, al confine con la Siria, conquistato nel 1967, né la valle del Giordano nella Cisgiordania occupata e che non rinuncerà mai alla Gerusalemme unificata”.
Al tempo stesso, però, anche se non lo nomina direttamente, Ganz accusa Netanyahu di fomentare la discordia tra le comunità, di attizzare l’odio nel Paese per perpetuare il suo potere e di subordinare il problema della sicurezza ai propri interessi.
Commenta Valli, che ne ha viste tante: “Questa severità nei confronti del concorrente non esclude del tutto che dopo il voto, secondo i risultati, Gantz venga a patti con Netanyahu per formare insieme un governo. Il pragmatismo è una virtù della democrazia israeliana”.
Pragmatica è stata anche la politica estera di Netanyahu:
“Un tempo isolato, oggi Israele è schierato con il fronte arabo sunnita irriducibile avversario dell’Iran sciita: tra i suoi alleati di fatto ci sono l’Arabia Saudita, i Paesi del Golfo, oltre all’ Egitto e alla Giordania, con i quali esistono da tempo regolari rapporti diplomatici.
Netanyahu era presente alla riunione sul Medio Oriente avvenuta di recente a Varsavia. In quella conferenza nella capitale polacca Israele era ufficialmente integrato al fronte anti-iraniano.
Anche per Ganz, ovviamente, l’Iran, per lui, resta il principale avversario di Israele.
In fondo per secoli quello che oggi è Israele fu oggetto di attenzione coloniale da parte della allora Persia. C’è chi ha sostenuto (Joseph Raymond, “Herodian Messiah: Case For Jesus As Grandson of Herod”) che anche Maria madre di Gesù discendesse da una dinastia di sacerdoti re legati alla Persia e che per questo si mossero i Re Magi, persiani e zoroastriani, altro che stella cometa.
Nella forma, aggiunge Bernardo Valli, Benny Gantz è “l’anti-Netanyahu, nella sostanza lo è molto meno. Il fatto di essere l’ antagonista di un primo ministro che pur restando popolare è logorato dal lungo potere e dalle accuse di corruzione, ne fa un concorrente con più probabilità di successo dei precedenti sfidanti. Non sono tuttavia in molti a credere in una sua vittoria, ma se questa vittoria si avverasse per Israele sarebbe una svolta storica.
“Netanyahu incarna il revisionismo, ossia la destra sionista creata da Vladimir Jabotinski (1880-1940), del quale il padre di Netanyahu fu il segretario. Ormai da decenni i seguaci del revisionismo hanno preso il sopravvento in Israele, con qualche parentesi, sul sionismo di sinistra di David Ben Gurion (1886-1973), fondatore dello Stato di Israele.
L’avvento del generale Benny Gantz non significherebbe la chiara rivincita postuma di Ben Gurion su Jabotinsky. Ma se si osservano le intenzioni di voto ci si accorge che molti voti di sinistra “dovrebbero riversarsi in gran parte sul candidato Grantz. Lui si guarda bene da mettere in evidenza l’attrazione che esercita sull’ elettorato di sinistra, in quanto anti-Netanyahu. Apparire un avversario di sinistra del leader del Likud, il partito di destra finora dominante, in quanto garante della sicurezza, sarebbe controproducente”.
Meglio la figura di patriota intransigente con la parola d’ordine:onestà.