Israele apre a missione Ue nella Striscia di Gaza, sarà guidata dall’Italia

Pubblicato il 25 Giugno 2010 19:17 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2010 19:43

Franco Frattini

Israele è pronto ad aprire le porte a una missione dell’Unione Europea ”guidata dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini”, nella Striscia di Gaza: l’enclave palestinese controllata dagli islamico-radicali di Hamas dal 2007 e sottoposta da allora a un blocco dei confini, allentato parzialmente solo una settimana fa.

L’invito, rivolto giovedì a Frattini a Roma dal collega israeliano, Avigdor Lieberman, è stato confermato oggi dallo stesso titolare della Farnesina, dopo che indiscrezioni trapelate sui media israeliani non avevano mancato di suscitare un certo imbarazzo. L’eventualità della missione ”sarà valutata” collettivamente, visto che l’iniziativa è ”senza precedenti”, ha spiegato Frattini.

”Lieberman mi ha chiesto di esplorarne con alcuni colleghi la praticabilità. Mi sto consultando, ed è molto improprio e intempestivo dire che la cosa sia decisa”, ha puntualizzato, osservando di ”aver avuto feedback positivi (il capo della diplomazia tedesca, Guido Westerwelle, si è già premurato di far sapere da Bucarest di voler partecipare, ndr), ma anche passi di cautela”.

L’auspicio – manifestato da Frattini con un moto di disappunto – è che ”l’intempestiva uscita della stampa israeliana non sia figlia di chi non vuole che queste cose accadano”. Intanto il titolare della Farnesina ha avuto oggi una serie di contatti telefonici con i diversi partner europei per avere una valutazione della proposta israeliana. L’invito di Lieberman (leader della destra radicale, accompagnato tradizionalmente dalla nomea di ‘falco’) rappresenta in effetti un’inversione di rotta alquanto inattesa rispetto all’atteggiamento tenuto finora dal governo di Benyamin Netanyahu.

Una svolta condizionata ”esclusivamente alla disponibilità dell’Italia di assumerne la guida”, secondo quanto precisato da fonti ufficiali a Gerusalemme. E illustrata dai media come un’operazione di ‘public relations’ destinata a testimoniare disponibilità dopo le critiche piovute sullo Stato ebraico per il sanguinoso blitz del 31 maggio contro la flottiglia di attivisti filopalestinesi che cercavano di rompere il blocco navale imposto alla Strisca.

Ma soprattutto a ”dimostrare che non esiste una crisi umanitaria” (o quanto meno ”una crisi alimentare”) a Gaza, nonostante le conseguenze di tre anni di embargo sul milione e mezzo di abitanti che affollano l’enclave e la mancata ricostruzione seguita all’offensiva ‘Piombo Fuso’ di un anno e mezzo fa. Operazione di ‘public relations’ che d’altronde non convince tutti.

Il deputato Yohanan Plesner (Kadima, opposizione centrista), ad esempio, stando al quale Hamas rischia di ottenere ”tutto ciò che pretende, dall’apertura dei varchi alla revoca del blocco diplomatico, senza concedere nulla”; neppure sullo scambio di prigionieri che potrebbe ridare la libertà a Ghilad Shalit, il caporale israeliano entrato oggi nel suo quinto anno di cattività. In base alle anticipazioni israeliane, l’invito riguarderebbe – oltre a Frattini – i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Gran Bretagna e Norvegia. Che potrebbero visitare la Striscia in delegazione per rendersi conto della situazione (pur senza incontrare esponenti di Hamas, che l’Unione Europea – come Israele – qualifica come organizzazione terroristica).

Più prudenti fonti italiane che fanno sapere come non ci sia una lista di Paesi predefinita per una eventuale missione a Gaza. Una opportunità, quella di visitare Gaza, concessa negli ultimi mesi anche al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, o alla responsabile della politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, ma consentita finora da Israele con estrema parsimonia a rappresentanti di singoli Paesi.