Israele, Nethanyahu ha tentato di impedire l’incontro fra Trump (Usa) e Zarif (Iran) al G7

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Agosto 2019 23:09 | Ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2019 23:09
Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu (Foto Ansa)

TEL AVIV  –  Il governo israeliano teme un possibile disgelo tra gli Usa e l’Iran, mediato dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha visto l’arrivo a sorpresa del ministro degli Esteri di Teheran Javad Zarif a Biarritz, dove era in corso il G7. Per questo il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo team si sono dati da fare immediatamente per impedire che l’imprevedibile Donald Trump lo incontrasse: questo, almeno è quello che scrive il sito Axios, citando dirigenti americani e israeliani.

Netanyahu avrebbe tentato di parlare direttamente al telefono con il tycoon, che non poteva rispondere perché impegnato in un bilaterale, mentre il suo entourage avrebbe contatto alti dirigenti dell’amministrazione per mettere in comunicazione i due leader.

Forse una preoccupazione eccessiva, dato che lo stesso Trump aveva definito “prematuro” un incontro e i suoi stessi consiglieri lo ritenevano inopportuno perché Zarif è nella lista della sanzioni americane. Ma il tentativo di raggiungere ad ogni costo il tycoon segnala il nervosismo con cui Netanyahu, a due settimane dalle nuove elezioni in Israele, guarda ad un dialogo fra Washington e Teheran, sullo sfondo della crescente minaccia di Hezbollah, sostenuto dall’Iran.

Tanto più che alla fine del G7, dopo la proposta di Macron, Trump si è detto aperto ad incontrare il presidente iraniano Hassan Rohani “alle giuste condizioni”, definendo “realistico” che il faccia a faccia avvenga nelle prossime settimane. Circola l’ipotesi che possa essere organizzato a margine dell’assemblea generale dell’Onu a New York, dove il presidente Usa arriverà il 22 settembre.

Ma Rohani ha già posto come difficile condizione la revoca delle sanzioni. Una strada che gli Stati Uniti non sembrano disponibili a percorrere, come dimostrano le nuove sanzioni contro la libanese Jammal Trust Bank (e quattro sue filiali del settore assicurativo), accusata di facilitare le attività finanziarie di Hezbollah, e quattro individui che avrebbero movimentato denaro dal Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (Pasdaran) ad Hamas attraverso Hezbollah.

La Jammal Trust è una importante banca operante in Libano da decenni. Gli Stati Uniti le contestano in particolare di aver fornito servizi finanziari al consiglio esecutivo di Hezbollah, consentendogli di utilizzare dei conti per pagare i propri rappresentanti e le loro famiglie e di aver “dissimulato attivamente le sue relazioni bancarie con numerose organizzazioni affiliate alla Fondazione dei martiri”. Una fondazione, quest’ultima, basata in Iran e già sanzionata sin dal 2007 dagli Usa, che la considerano una entità parapubblica che trasmette un sostegno finanziario specialmente a Hezbollah.

Ed è proprio con l’organizzazione sciita libanese che Israele è sempre più ai ferri corti, accusandola di aver accresciuto i suoi sforzi per realizzare missili guidati ad alta precisione in Libano e rispondendo a vari attacchi con una serie di raid contro interessi militari di Teheran e delle milizie filo-iraniane in Libano, Iraq e Siria. “Israele ha il diritto di difendersi”, ha detto un alto dirigente dell’amministrazione americana, confermando che gli Usa non hanno intenzione di mollare il loro alleato.

Fonti: Ansa, Axios