Israele, nuovo governo Netanyahu ottiene maggioranza risicata: 61 sì, 59 no

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2015 23:48 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2015 23:48
Israele, nuovo governo Netanyahu ottiene maggioranza risicata: 61 sì, 59 no

Benyamin Netanyahu

TEL AVIV – Il nuovo governo di Benyamin Netanyahu ha ottenuto la fiducia dalla Knesset, il Parlamento israeliano. Ma si basa su una maggioranza risicata: 61 voti a favore e 59 contro, malgrado la coalizione sia composta da ben cinque liste, tutte di destra. Il successo elettorale del Likud alle politiche del 17 marzo sembra essersi dunque volatilizzato e la gestione del potere si preannuncia molto complessa. Non a caso il premier, nel discorso di presentazione del governo, ha tenuto a precisare due concetti: ha anticipato che cercherà di allargare la base della coalizione e che punterà poi ad una riforma istituzionale che consenta al Paese una maggiore governabilità. Ma se sperava di gettare un ponte verso l’opposizione laburista, il leader di quel partito Isaac Herzog gli ha subito chiarito di non essere disponibile: ”Lei non ha costituito un governo, bensì un circo”.

Osservazione condivisa per la verità da buona parte degli osservatori parlamentari, che non hanno visto di buon occhio le laboriose trattative per la formazione del governo, protrattesi per quasi due mesi, e neppure le ultime ore convulse in cui Netanyahu ha dovuto dedicare abbondanti energie per convincere i compagni di partito ad accettare dicasteri a loro sgraditi. In casi estremi Netanyahu si è visto costretto ad inventare nuove cariche e nuove funzioni come il deputato druso Ayub Kara, Likud, nominato “viceministro con funzioni di ministro”.

L’ingresso di Netanyahu in aula è stato accolto con espressioni di biasimo da parte dei deputati della Lista araba unita, il terzo partito alla Knesset in ordine di grandezza. Il presidente della Knesset, Yoel Edelstein, si è visto costretto ad allontanare tre deputati arabi, per consentire a Netanyahu di finire il suo intervento.

Nel prossimo futuro oltre alla carica di premier Netanyahu manterrà anche il dicastero degli Esteri, rimasto vacante con le dimissioni di Avigdor Lieberman. Ma in quel ministero ci sarà adesso, in qualità di viceministro, Tzipi Hotoveli, una parlamentare del Likud nota per le sue posizioni nazionaliste. Alla Difesa Netanyahu ha confermato Moshe Yaalon (Likud), mentre alla Finanze farà il suo esordio il centrista Moshe Kahlon, che ha condotto una campagna elettorale populista.

Reazioni allarmate dalle opposizioni per la nomina di Ayelet Shaqed alla carica di ministra della giustizia: Shaqed è una parlamentare del partito Focolare ebraico che sostiene il movimento dei coloni e che si prefigge di limitare le prerogative della Corte suprema israeliana.

Nel suo discorso Netanyahu non ha fatto accenno alle linee politiche del nuovo governo. Ma a quanto risulta esse non includono un impegno alla formula dei Due Stati, né fanno in alcun modo accenno ad un futuro Stato palestinese. Il governo, in termini generici, si dice determinato a portare avanti il processo di pace, ma ciò nel contesto degli interessi di sicurezza di Israele. Queste formule hanno suscitato le critiche di Campo Sionista, la formazione elettorale di Herzog e della Tzipi Livni. E la composizione del nuovo governo, con elementi della destra radicale in posizioni di importanza critica, ha adesso confermato i loro timori. Herzog ha così respinto con toni sprezzanti le aperture di Netanyahu. ”Lei dice di aver lasciato aperto per me l’incarico di ministro degli esteri ? Se è così lo può dare ad un suo compagno di partito. Noi di certo non entriamo in un governo del genere”.