MO: scade la moratoria per gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi, appello di Netanyahu ad Abu Mazen

Pubblicato il 27 Settembre 2010 8:22 | Ultimo aggiornamento: 27 Settembre 2010 10:46

E’ scaduta la moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti israeliani nei Territori palestinesi, bloccati da 10 mesi. Le ruspe hanno ripreso il lavoro minacciando di interrompere il dialogo appena avviato tra le parti in conflitto. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu si è appellato al presidente palestinese Abu Mazen per chiedergli di portare avanti negoziati ”sinceri e positivi” alla scadenza della moratoria, mentre chiede ai coloni di “dare prova di moderazione”.

Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, dal canto suo si è limitato all’esortazione nei confronti di Netanyahu, sollecitato a ”prendere la decisione di congelare gli insediamenti” in Cisgiordania, per permettere il proseguimento dei negoziati di pace. Lo afferma il portavoce dello stesso presidente dell’Anp, Nabil Abu Rudeina.

”Abu Mazen vuole continuare i negoziati, ma Netanyahu deve prendere la decisione di congelare la colonizzazione, al fine di creare un’atmosfera favorevole al proseguimento del processo di pace e al successo delle trattative”, spiega il portavoce, dopo che a mezzanotte e’ scaduta la moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania.

”Chiediamo a Netanyahu di non sprecare questa occasione, perche’ in gioco non c’e’ solo il destino di israeliani e palestinesi, ma una pace globale per tutta la regione”, aggiunge Abu Rudeina.

La fine della moratoria è stata vissuta come una liberazione dai coloni. E in alcuni insediamenti, come a Revava, in Cisgiordania, migliaia di loro sono già pronti, attrezzi di lavoro in pugno, ad edificare interi palazzi in una notte di festeggiamenti. Il premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu ha chiesto ai coloni di “dare prova di moderazione”, evitando le provocazioni.

Un atteggiamento di prudenza sposato anche dal leader dell’Anp Abu Mazen, che ha lasciato New York per recarsi in visita in Francia. I palestinesi non lanceranno una nuova Intifada qualora i colloqui di pace con Israele dovessero arenarsi: “Abbiamo provato l’Intifada – ha detto – e ci ha portato solo tanti danni”. Il leader dell’Anp ha più volte ribadito l’intenzione di abbandonare i colloqui di pace qualora Israele avesse ripreso la costruzione delle colonie. Ma adesso riapre a soluzioni più dialoganti: “Prenderemo una decisione in base agli sviluppi sul terreno”.

Moderatamente fiducioso si è detto il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, secondo il quale l’accordo con i palestinesi per una nuova moratoria sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania è probabile al 50%. “Credo che le possibilità di arrivare a un accordo accettato da entrambe le parti sulla moratoria siano al 50%”, ha detto Barak in un’intervista concessa alla Bbc. Poi ha aggiunto: “Penso che le probabilità di avere un processo di pace siano molte più alte. Spero che non venga bloccato dalla questione della moratoria e che si possa procedere spediti verso un negoziato e un accordo concreti”.

E a “sperare” ancora in un accordo sono anche gli Stati Uniti, che continuano a guardare con preoccupazione alla scadenza della moratoria. “Continueremo a esortare e fare pressione tutto il giorno per ottenere una soluzione” della questione della colonizzazione, ha dichiarato David Axelrod, principale Consigliere del presidente americano Barack Obama, all’emittente ABC. “Riteniamo essenziale che i negoziati continuino a progredire, che si continui a discutere e a cercare di risolvere queste questioni. Abbiamo la speranza che ciò avvenga”, ha detto Axelrod. “Queste discussioni sono assolutamente determinanti, siamo arrivati ad un punto critico per questa regione”, ha concluso.

Israele e Anp hanno quindi concordato di concedersi un’ulteriore settimana di contatti per trovare un compromesso sulla moratoria nelle colonie della Cisgiordania, allo scopo di poter poi proseguire nelle trattative di pace. Lo scrive il quotidiano Jerusalem Post secondo cui la decisione del presidente Abu Mazen di chiedere in merito una consultazione con la Lega araba solo il 4 ottobre – e non prima – è la conseguenza di serrati contatti diplomatici intercorsi dietro le quinte nei giorni scorsi. Il giornale nota che in Israele la situazione è in questi giorni statica per la Festa dei Tabernacoli, che termina giovedì, e dunque non è prevedibile comunque un rilancio significativo dei lavori di colonizzazione fino all’inizio di ottobre.