Kosovo, accuse di traffico di organi: il premier Thaci vuol far causa a Marty

Pubblicato il 16 Dicembre 2010 17:03 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2010 17:46

Il premier del Kosovo Hashim Thaci

Il premier kosovaro, Hashim Thaci, intende far causa a Dick Marty, il relatore del Consiglio d’Europa che, nel suo ultimo rapporto sul Kosovo, lo accusa di essere stato tra i responsabili di un traffico di organi espiantati a prigionieri serbi uccisi dai guerriglieri dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) alla fine degli anni novanta.

Come riferiscono i media a Pristina, che citano un alto esponente governativo kosovaro che ha chiesto di rimanere anonimo, Thaci – fresco vincitore delle elezioni legislative di domenica 12 dicembre – starebbe consultanto i suoi legali per mettere a punto e formalizzare la denuncia nei confronti del senatore svizzero.

La possibilità di adire vie legali era stata prospettata già l’altro ieri dall’esecutivo Kosovaro in una dichiarzione di commento al rapporto di Marty approvato oggi, 16 dicembre, a Parigi dal comitato diritti umani e affari legali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

L’ambasciata kosovara a Roma. Duro il commento dell’ambasciatore kosovaro in Italia. Una questione ”che sembra essere stato politicizzata” e che è stata fatta uscire ”in un momento cruciale per il Kosovo, in cui si sta formando un nuovo governo e stanno per cominciare i negoziati con la Serbia, rispetto a cui siamo ora all’angolo”. Così l’ambasciatore Albert Prenkaj giudica il rapporto del Comitato per gli Affari legali dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

”Perché il rapporto non è uscito prima, anche durante la campagna elettorale?”, si è chiesto Prenkaj, a margine della presentazione di un calendario che, con il titolo ‘Terra amica’, illustra il patrimonio culturale e ambientale del Paese. Certo, ha riconosciuto, il voto avrebbe potuto esserne influenzato, ma ora ”Thaci ha vinto” e ”stiamo provando a sederci attorno ad un tavolo con la Serbia”, nello spirito di ”collaborare con Belgrado – sempre ostile all’indipendenza proclamata da Pristina nel 2008, ndr – come con gli altri Paesi della regione”.

Con tali negoziati, sollecitati dall’Onu, ”volevamo puntare ad una soluzione ‘win-win’ – spiega Prenkaj – in cui tutti potessero trarne vantaggi, ma ora non siamo piu’ in condizione di parita’ con l’interlocutore. Siamo stati messi in un angolo, in una condizione di debolezza”.

Comunque, ha aggiunto, ”noi crediamo nella giustizia e nelle risoluzioni internazionali e continueremo a farlo”, come il Kosovo ha fatto con la Corte di Giustizia dell’Aja che a luglio ha decretato che l’indipendenza non aveva violato il diritto internazionale. Ma, ha ribadito, ”siamo molto preoccupati”. Quanto alle denunce di brogli e irregolarità nelle elezioni di domenica scorsa, ”il Paese non è diverso in questo da altri Paesi balcanici”, ha risposto Prekaj, primo ambasciatore di Pristina in Italia. Ma grazie alla ”professionalità” di membri della commissione elettorale e al sostegno internazionale, ha concluso, si farà luce su tutto.

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