Lettere segrete del Vaticano, Boffo: “Incastrato dal direttore dell’Osservatore”

Pubblicato il 17 Maggio 2012 9:21 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2012 13:45

(LaPresse)

ROMA – Nel suo ultimo libro “Sua Santità” (Chiarelettere) il giornalista di La7 Gianluigi Nuzzi sostiene e documenta che Dino Boffo scrisse a padre Georg (e quindi attraverso lui al Papa Ratzinger) per denunciare che ad “incastrarlo” e a indurlo alle dimissioni sarebbe stato un uomo molto vicino a Sua Santità: Gian Maria Vian, il direttore dell’Osservatore Romano. E, scrive sempre Nuzzi, Boffo vedrebbe dietro a Vian la longa mano di Tarcisio Bertone, che l’ex direttore dell’Avvenire individua come “mandante morale” della sua “epurazione”.

Nel libro di Nuzzi si può leggere dunque il fax che sarebbe stato inviato da Dino Boffo a padre Georg dalla sua casa di campagna di Oné di Fonte (Treviso). Cominciano così: “Sono venuto a conoscenza di un fondamentale retroscena e cioè che a trasmettere al dottor Feltri il documento falso sul mio conto è stato il direttore dell’Osservatore Romano, professor Gian Maria Vian, il quale non ha solo materialmente passato il testo della lettera anonima ma ha dato ampie assicurazioni che il fatto giudiziario da cui quel foglio prendeva le mosse riguardava una vicenda certa di omosessualità…”. Boffo, travolto dalle accuse pubblicate da Il Giornale diretto da Vittorio Feltri, si era dovuto dimettere da direttore dell’Avvenire. Ora, nelle lettere spedite al Papa attraverso il suo segretario particolare, cerca un “mandante morale” che trova nel segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. Ma su di lui Boffo non ha prove, solo deduzioni e indizi: “Non credo, per essere con Lei schietto fino in fondo, che il cardinale Bertone fosse informato fin nei dettagli sull’azione condotta da Vian, ma quest’ultimo forse poteva far conto di interpretare la mens del suo Superiore: allontanato Boffo da quel ruolo, sarebbe venuto meno qualcuno che operava per la continuità tra la presidenza del cardinale Ruini e quella del cardinale Bagnasco…”.

Nel libro sono riportate altre “carte segrete” del Vaticano, come i dispacci del banchiere del Papa Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, che fa pervenire relazioni scritte al Papa sul San Raffaele o sui movimenti con il governo per evitare le tasse sui patrimoni della Chiesta. In un dispaccio contenuto nel libro Tedeschi scrive: “Ho cominciato a discutere con il ministro Tremonti le soluzioni di un prossimo problema che potrebbe preoccuparci e riguarda i problemi fiscali. Potrebbe esser utile pensare a un trattato sulla tassazione…”.

Infine, il caso Orlandi: il prelato veneto Giampiero Gloder, capo dei ghost writer del Papa sconsiglierebbe al Santo Padre, in un documento contenuto nel libro di Nuzzi, di intervenire sulla vicenda della ragazza: “Il fratello della Orlandi sostiene fortemente che ai vari livelli vaticani ci sia omertà. Il fatto che il Papa anche solo nomini il caso può dare un appoggio all’ipotesi”.

La nota del Vaticano. Se la lettera di Dino Boffo pubblicata nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi chiama in causa il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian come tramite nel caso che aveva portato nel 2009 alle dimissioni del direttore di Avvenire, la Segreteria di Stato già nel febbraio del 2010 aveva recisamente smentito ogni coinvolgimento dello stesso Vian nella vicenda, e tanto più del cardinale Tarcisio Bertone. E la nota diffusa il 9 febbraio di quell’anno dalla sala stampa vaticana era stata pubblicata sull’Osservatore Romano con l’avvertenza che ”il Santo Padre ha approvato il seguente comunicato e ne ha ordinato la pubblicazione”.

”Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano ‘Avvenire’, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de ‘L’Osservatore Romano’, arrivando a insinuare responsabilita’ addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento”, vi si leggeva.

In particolare, diceva ancora la Segreteria di Stato -, ”e’ falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de ‘L’Osservatore Romano’ abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di ‘Avvenire’; e’ falso che il direttore de ‘L’Osservatore Romano’ abbia dato – o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo – informazioni su questi documenti, ed e’ falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate”.

Secondo la Santa Sede, appariva ”chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi piu’ incredibili – ripetute sui media con una consonanza davvero singolare – che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de ‘L’Osservatore Romano’, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia. Cio’ sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice”.

”Il Santo Padre Benedetto XVI, che e’ sempre stato informato – era la conclusione -, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perche’ chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perche’ si affermino la verita’ e la giustizia”.    Nessun commento arriva ora da Vian alla pubblicazione della lettera di Boffo.