Liberalizzare la droga? Conviene. Il Wall Street Journal: “Il proibizionismo ha fallito”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 8 Gennaio 2013 16:49 | Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2013 18:26
Liberalizzare la droga? Conviene. Il Wall Street Journal: “Il proibizionismo ha fallito”

Liberalizzare la droga? Conviene. Il Wall Street Journal: “Il proibizionismo ha fallito” (Ap-LaPresse)

NEW YORK – Droga: anche i conservatori americani sono diventati antiproibizionisti. È il Wall Street Journal a farsi interprete di un’idea sempre più condivisa: che vietare il consumo e la vendita di droghe sia stata una strategia fallimentare. Il titolo di un lungo articolo degli economisti Gary Becker e Kevin Murphy è infatti: “Have We Lost the War on Drugs?” “Abbiamo perso la guerra alla droga?”

Secondo i due esperti, i danni economici e sociali della quarantennale guerra alla droga, dichiarata nel 1971 da Richard Nixon, sono stati di gran lunga maggiori dei benefici.

Il costo: fra le spese per la polizia, per l’attività giudiziaria e investigativa, i costi delle ricerche di consumatori di droga e trafficanti, si stima che gli Usa paghino al proibizionismo un tributo di 40 miliardi di dollari all’anno.

Le ricadute sociali. È sempre molto alta la percentuale degli studenti che abbandona la scuola: il 25% in media negli ultimi quattro decenni. Percentuale che si abbassa notevolmente se si prende in considerazione i bianchi della classe media, mentre è molto più alta fra afroamericani e ispanici che vivono nei quartieri poveri. Una delle maggiori cause dell’abbandono è la tentazione di fare soldi spacciando droga.

Le carceri affollate. Nel 1980 la popolazione delle prigioni statali e federali americane era di 330.000 detenuti. Nel 2011 si contavano 1.600.000 carcerati. Di questi, il 50% nelle carceri federali e il 20% in quelle statali è dentro per droga. Uso, spaccio o traffico. E se il narcotrafficante è irrecuperabile, il piccolo spacciatore non beneficia certo della permanenza dietro le sbarre dal punto di vista del reinserimento in società. Definitiva è una battuta del protagonista del film “Blow” sul carcere: “Era una scuola del crimine. Sono entrato con un diploma in marijuana e sono uscito con un dottorato in cocaina”.

Ancora peggio va al piccolo consumatore di droga. Se molte persone riescono a uscire dalla dipendenza da alcol e tabacco grazie alla famiglia o al lavoro, è più difficile compiere lo stesso percorso quando la sostanza della quale non si riesce a fare a meno è illegale. I tossicodipendenti non si fidano di chiedere aiuto: temono di essere segnalati alla polizia. Tengono nascosto il loro problema finché possono. Si separano dal resto della società, finendo per frequentare solo altri tossicodipendenti.

Il narcotraffico. Il proibizionismo, quando ha successo, fa crescere i guadagni dei suoi maggiori nemici, i trafficanti di droga. A ogni cattura di un pezzo grosso, a ogni maxisequestro di carichi di coca, di eroina o di hashish, corrisponde un’impennata dei prezzi delle droghe. Prezzi alti che da una parte non fanno desistere i consumatori, dall’altra legittimano i “grossisti” a mettere a profitto ancora di più il rischio che corrono. Il risultato è che i narcotrafficanti diventano più ricchi e più potenti, quindi più capaci di corrompere e di uccidere, estendendo ancora di più il loro potere, in un circolo vizioso di cause ed effetti delle quali il Messico è un esempio definitivo. Da quando il governo messicano ha dichiarato guerra alla droga, nel 2006, 50 mila persone sono morte. E mentre nelle strade c’è sempre più sangue, i cartelli dei narcos sono sempre più forti e il consumo di droghe sempre più diffuso.

Gli argomenti a favore della legalizzazione esposti dai due economisti li ha sintetizzati Massimo Teodori sul Corriere della Sera:

Una moderata alternativa al proibizionismo è la legalizzazione dell’uso di tutte le droghe e il mantenimento dell’illegalità del grande traffico (come ha fatto il Portogallo, ndr)
Legalizzare significa che le persone in possesso di piccole quantità non possono essere incriminate; che le prigioni verrebbero svuotate; che i tossicomani potrebbero più facilmente disintossicarsi; e che entrerebbero in commercio nuovi farmaci a ciò destinati.

In una ventina di Stati dell’America la marijuana è già in qualche modo decriminalizzata e il prossimo passo sarà la legalizzazione delle altre droghe. La presa di posizione del WSJ, come quella analoga dell’Economist, nasce da un laico esame dei reali costi e benefici delle diverse soluzioni piuttosto che da pregiudizi moralistici. E dovrebbe servire da lezione anche per l’Italia dove la criminalità organizzata prospera sulla droga al Sud come al Nord, e le patrie galere sono piene di poveri cristi che vivono in condizioni subumane