Libia: battaglia finale a Tripoli, Gheddafi in piazza “Lotta fino alla morte”

Pubblicato il 25 Febbraio 2011 - 21:25 OLTRE 6 MESI FA

TRIPOLI – Il leader libico Muammar Gheddafi si è presentato sulla Piazze Verde a Tripoli dove, in un tripudio di bandiere verdi, ha arringato i suoi sostenitori, ha annunciato l’inferno per i ribelli e ha promesso di sconfiggere i rivoltosi così come è accaduto con ”il colonialismo italiano”. ”Questo è il popolo che ha messo l’Italia in ginocchio, io sono con le masse, lotteremo e vinceremo”, ha detto Gheddafi rivolto alla folla che lo applaudiva.

Sfoggiando il curioso copricapo nero già visto l’altra notte quando era comparso in Tv per soli 22 secondi, il leader libico ha ostentato il suo solito piglio sicuro. Ma il suo regime appare tutt’altro che stabile, a giudicare dalle notizie sia pur contraddittorie che arrivano dalla Jamahiriya. Gran parte del paese ormai non sarebbe più sotto il suo controllo e oggi i pretoriani del colonnello hanno sparato su una folla di manifestanti anti-governativi scesi in piazza a Tripoli dopo la preghiera del venerdi. Secondo la Tv del Golfo Al Jazira ci sarebbero state ”decine di morti” ma la notizia è tutta da verificare. Un dato comunque sembra ormai certo: in poco più di una settimana, alcune migliaia di civili avrebbero perso la vita, come ha denunciato il vice-ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi.

La situazione a Tripoli è caotica. Secondo alcune fonti, i governativi controllerebbero la città in solo parte, con le unità speciali pro-regime attestate attorno a Bab Alazizia, il complesso fortificato residenza dell’ancora numero uno libico. ”Abbiamo un piano per far cadere Tripoli, non ci fermeremo fino a quando non avremo liberato tutto il Paese”, ha detto al Wall Street Journal Tareq Saad Hussein, uno dei sette colonnelli che a Bengasi hanno conquistato la seconda città del paese. Ma in serata la situazione nel centro della citta’ era tranquilla, con i dimostranti pro-regime ancora sulla Piazza Verde, a commentare le parole del loro leader, oggi dato addirittura per morto dalle solite voci incontrollabili.

”Guardatemi, sono con voi, sono venuto fin qui per incoraggiarvi e salutarvi, cantate, ballate, state alzati fino a tarda notte e siate felici, uscite armati a difendere la Libia”, ha detto. ”Abbiamo sconfitto gli invasori italiani e cosi’ sconfiggeremo ogni tentativo straniero – ha proseguito – lotteremo, li sconfiggeremo come abbiamo sconfitto il colonialismo italiano, abbiamo recuperato la dignità del popolo, riuscendo a farci pagare i danni dall’Italia”. Ibrahim Dabbashi, il numero due della rappresentanza libica all’Onu, è stato uno dei primi diplomatici a ribellarsi.

A lui si sono uniti via via altri ambasciatori. E a conferma del crescente isolamento del regime, oggi si sono schierati con la ”rivolta” anche l’ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur, quello all’Onu Abdurrahman Shalgam, e gli ambasciatori a Londra (Omar Jelban), Parigi (Salah Zarem), Madrid (Al-Egieli Al Breni) e Berlino (Gamal Barq). Dallo Zimbabwe, invece, arriva la notizia che il presidente Robert Mugabe avrebbe inviato dei combattenti per dare man forte a Gheddafi, offrendogli anche ospitalità nel suo paese. Oltre alla rete diplomatica libica, anche il clan Gheddafi si starebbe sfaldando.

Secondo il quotidiano britannico Daily Telegraph uno dei figli del colonnello sarebbe fuggito in Venezuela. Stando a altre voci un altro figlio di Gheddafi sarebbe passato addirittura dalla parte degli insorti. Secondo Al Jazira la ribellione si sarebbe di nuovo assicurata il controllo di al Zawia, a ovest di Tripoli, e anche Misurata, terza citta’ del paese a 200 chilometri dalla capitale, sarebbe in mano loro. Altre tre citta’ a 150 km a sud ovest della capitale, secondo testimoni, stanno per cadere: Yefren Zenten e Jadu. L’area e’ una roccaforte della minoranza etnica berbera.