Libia, Fini: “Al più presto un piano Marshall per i Paesi del Mediterraneo”

Pubblicato il 4 Marzo 2011 10:05 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2011 10:19

Gianfranco Fini

ROMA – ”Il nostro primo pensiero deve andare al popolo libico che sta pagando un elevato tributo di sangue, il che è inconcepibile nel XXI secolo, per conquistare la sua libertà e per liberarsi da una dittatura personale ormai ridotta alla violenza più bestiale, e già condannata dalle Nazioni Unite come autrice di crimini contro l’umanità”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini in un passaggio del suo saluto all’Assemblea plenaria dell’Apem (Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo), di cui presiede i lavori con il presidente del Senato Renato Schifani.

”L’auspicio dell’Italia – ha aggiunto Fini – è che quanto prima si definisca un Piano Marshall per i paesi della sponda sud del Mediterraneo”.

Gianfranco Fini ha sottolineato il ruolo ”fondamentale di Israele per gli equilibri e la prosperità dell’area del Mediterraneo”. ”C’è una cartina al tornasole di cui non possiamo omettere di sottolineare fin d’ora l’importanza – ha detto Fini – ed è l’atteggiamento nei confronti dello Stato di Israele. Sappiamo bene quanto abbia pesato negativamente sullo stallo del partenariato euromediterraneo il mancato avanzamento del processo di pace. Ma sappiamo altrettanto bene quanto sia necessario alle due parti in conflitto l’appoggio sincero e disinteressato delle organizzazioni multilaterali, come ad esempio la Lega Araba il cui impegno è sempre stato particolarmente significativo, e di tutti i Paesi della regione”.

”E’ assolutamente imprescindibile per ogni sviluppo della cooperazione euromediterranea – ha quindi concluso Fini – che Israele possa continuare a godere delle garanzie dei trattati stipulati e possa anzi aspirare a stipularne di nuovi. E’ tuttavia al tempo stesso indispensabile che Israele a sua volta prenda atto dei mutamenti in corso e rilanci la carta dei negoziati di pace nei confronti sia dei palestinesi sia dei libanesi e dei siriani”.