Libia, Frattini: “Noi, amici di Gheddafi, speravamo andasse in esilio”

Pubblicato il 23 Marzo 2011 17:39 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2011 18:24

Franco Frattini

ROMA – Per i ”sentimenti di amicizia” che legano l’Italia al popolo libico, avevamo lavorato e ”volevamo una soluzione pacifica alla crisi” libica. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini al Senato.

”Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra” e l’uccisione di civili, ha detto il ministro. ”L’Italia sta dando e darà il proprio contributo nel puntuale rispetto dei limiti definiti dalla risoluzione Onu 1973” sulla Libia.

”Abbiamo sperato che Gheddafi scegliesse la via dell’esilio, ipotesi da più parte evocata per evitare il massacro di civili”. Era ”necessario partire con un’azione urgente che scongiurasse il massacro dei civili” e ora ”dobbiamo tornare alle regole con un unica catena di comando unificato alla Nato”.

”L’unica precondizione posta dalla comunità internazionale è l’abbandono del potere da parte di Gheddafi”. ”Abbiamo congelato come Italia beni riconducibili al regime di Gheddafi per un valore di 6-7 miliardi di euro”.

Bisogna arrivare ad un comando unificato Nato perché l’Italia non vuole e deve ”evitare il rischio di essere corresponsabile di azioni non volute” in Libia da parte di altri Paesi.

“E’ poco realistico che alla fine Gheddafi prevalga. Dobbiamo considerare ormai sospeso di diritto e non più di fatto il trattato bilaterale con la Libia”.  Serve arrivare quanto prima ad un cessate il fuoco per ”aprire la fase politica” in Libia che sfoci in un ”dialogo di riconciliazione nazionale”, la cui unica ”precondizione” è che Gheddafi lasci il potere.

L’uso della forza in Libia sarà ”prettamente conforme alle regole dell’Onu”, ha assicurato Frattini, chiudendo il suo intervento al Senato. Ed ha aggiunto: ”Non portiamo oggi la guerra in Libia”. ”Siamo impegnati con piena responsabilità, leali alla coalizione e al rispetto della legalità internazionale: non portiamo oggi la guerra in Libia, ma siamo e saremo ancora di più attenti alla popolazione civile, all’uso della forza prettamente conforme alle regole dell’Onu e alla ricerca di una riconciliazione nazionale che dopo il regime porti al popolo libico prospettive di prosperità e di autentica libertà”.

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