Rifugiati eritrei detenuti in Libia, Frattini-Maroni: “Mediazione con Tripoli”

Pubblicato il 6 Luglio 2010 16:21 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2010 17:46

Franco Frattini

L’Italia sta trattando con la Libia per i 250 rifugiati eritrei detenuti nel sud del deserto del Paese di Gheddafi. I ministri degli Esteri e dell’Interno, Franco Frattini e Roberto Maroni stanno mediando e ”la Libia ha già dato segnali di importante disponibilità” per fare chiarezza sulla sorte degli uomini e delle donne in carcere come chiesto dal commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg.

“In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all’identificazione dei cittadini eritrei” e ”poter loro offrire un’occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio”, hanno scritto i due ministri in una lettera inviata al quotidiano il Foglio.

”Abbiamo scelto una strada diversa da quella della pubblicità – spiegano i ministri – perche’ siamo convinti che non ci aiuterebbe. Sappiamo bene che e’ una lotta contro il tempo”. La mediazione italiana e’ ”in corso in queste ore”, spiegano ancora Frattini e Maroni, e vede ”in prima fila le Ong italiane”. L’obiettivo è quello di identificare i rifugiati eritrei ”i quali, e’ bene saperlo – sottolineano – timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status” e offrirgli poi ”un’occupazione in Libia”.

”L’Italia – proseguono i ministri- non si è mai sottratta ad un’attivita’ di sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi abbiamo scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre un’azione discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due distinte, ben note ed importanti vicende legate alla soluzione della crisi Libia-Svizzera hanno recentemente saputo dimostrare”.

Ma ”il destino e la sorte di questi cittadini eritrei non può essere risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale”. Secondo i due ministri – che nella letta rispondono ad un articolo apparso sul Foglio, dal titolo ‘Appello realista a Frattini e Maroni, ok governo, ma la morte per fame dei profughi è anche affar nostro’ – ”in questa partita si misura ancora una volta tutta la fragilita’ europea e la prospettiva ‘del nord’ – preoccupante e sconsiderata – che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un ‘mondo a parte’ ”.

Frattini e Maroni sottolineano quindi la necessita’ di ”un’azione internazionale capace di coinvolgere l’Onu, le sue agenzie e le altre organizzazioni internazionali”. Ma anche di un ”atteggiamento rispettoso della sovranità libica”, attaccando il centrosinistra per ”il rischio che gli inviti pressanti, e a volte polemici, della nostra opposizione parlamentare rivelino una prospettiva ‘neocoloniale’ politicamente molto scorretta e assai controproducente dal punto di vista del risultato”.

Dal 30 giugno scorso 250 eritrei sono detenuti nel carcere libico di Braq. Il Consiglio d’Europa ha spinto l’Italia ad agire, Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le condizioni disumane in carcere, le torture quotidiane subite dai rifugiati.

Il commissario ai diritti umani del consiglio europeo,Thomas Hammarberg, ha chiesto aiuto al governo italiano per fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei detenuti in Libia. Con due lettere inviate lo scorso 2 luglio al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, e al Ministro degli Interni, Roberto Maroni – il cui testo e’ stato reso noto solo oggi – Hammarberg ha chiesto al governo italiano di ”collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico”.

FRATTINI ”Il contributo dell’Italia non è mai mancato e non mancherà – ha proseguito Frattini – ma lo faremo nei modi che portano al risultato e non in quelli che servono a far pubblicita’ a qualcuno, senza ottenere il risultato”.

”Il risultato – ha concluso – si ottiene guardando cosa sta accadendo, chiedendo la collaborazione delle autorita’ libiche, perché la Libia è uno Stato sovrano e noi rifiutiamo l’approccio colonialista che alcuni sembrerebbero indicare”.

”Non escludo che sia permesso ad un rappresentante diplomatico italiano di accompagnare le autorità libiche e di visitare il campo dove questi eritrei sono custoditi”.

‘Vogliamo contribuire alla soluzione della vicenda – ha continuano Frattini – in uno spirito di amicizia. Lo abbiamo fatto contribuendo alla liberazione di un cittadino svizzero evitando una grande crisi Europa Libia sui visti a causa di un contenzioso con la Svizzera. Ma lo abbiamo fatto senza puntare il dito, senza approcci invasivi, rispettando l’autonomia di uno Stato, e i risultato è arrivato”.

Quanto alla chiusura in Libia dell’ufficio Onu per i rifugiati (Unhcr), Frattini ha ricordato che ”è un problema che sollevammo e la risposta fu ‘ci lavoriamo”. ”Oggi – ha aggiunto – l’ufficio esiste, vi è un reggente perché il titolare è stato sostituito: attendiamo che torni a funzionare a pieno regime, ma un inizio di ripresa delle attività c’è già stato”.