Libia: Haftar, l’amico della Francia, marcia su Tripoli mentre Salvini è proprio a Parigi VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2019 11:20 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2019 16:42
Libia: Haftar, l'amico della Francia, marcia su Tripoli mentre Salvini è proprio a Parigi

Libia: Haftar, l’amico della Francia, marcia su Tripoli mentre Salvini è proprio a Parigi

ROMA – A dieci giorni esatti dalla Conferenza nazionale voluta dall’Onu per risolvere la crisi libica, il generale Khalifa Haftar spariglia le carte e lancia un’operazione per la conquista di Tripoli proprio nel giorno in cui vi era in visita, per la prima volta da due anni, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. La presa di Tripoli, dove è insediato il premier Fayez al-Sarraj, è un obiettivo quasi impossibile dato che le milizie dell’ovest hanno subito serrato le fila e a difesa della capitale s’è schierata la potentissima Misurata.

Governo italiano sorpreso. Haftar ha colto di sorpresa tutti, in special modo il governo italiano da sempre schierato con al-Sarraj. Il ministro Salvini stava discutendo di migranti con il suo omologo francese Castaner nell’albergo parigino che ospitava i lavori del G7 dei ministri dell’Interno: quello italiano si congratulava con se stesso perché il francese sembrava utilizzare il suo stesso vocabolario sulla questione migratoria ignaro però del fatto che Parigi non poteva non sapere dell’accelerazione impressa da Haftar, in qualche modo referente libico degli interessi petroliferi della Francia. Solo in quella sede ha saputo del blitz.

Mentre Haftar galvanizzava i suoi lanciando la “marcia vittoriosa” verso la capitale, nella convulsa giornata di ieri il premier Conte da Fabriano rilanciava la necessità di un percorso politico negoziale e condannava il ricorso unilaterale alle armi: proprio mentre la Conferenza era praticamente nata già morta e gli uomini di Haftar agitavano i vessilli della conquista. 

E il ministro degli Esteri? Il titolare della Farnesina Enzo Moavero, da Washington dove si trova per il vertice Nato, ha fatto sapere di essere in contatto con l’ambasciata a Tripoli e di seguire gli sviluppi con attenzione.

La marcia su Tripoli. Intanto il ras della Cirenaica è diventato l’uomo forte del’ex regno di Gheddafi, ha la milizia più forte (20mila uomini), ha occupato negli ultimi due mesi gran parte della vasta regione desertica meridionale del Fezzan dove si è impossessato dei pozzi petroliferi prima di consegnarli al ministero di Tripoli ma mantenendo sue guarnigioni pronte a riprenderne il controllo. Chiaro che la Conferenza nazionale in programma a Ghadames dal 14 al 16 aprile che doveva inaugurare la road map verso la pacificazione è già compromessa.

E anche se per ora si tratta solo di scaramucce, quello era l’obiettivo, forzare la mano e presentarsi da una posizione di forza. Dopo aver conquistato il sud del Paese tra febbraio e marzo, Haftar ha dunque lanciato quella che ha pomposamente chiamato ‘l’Operazione per la liberazione di Tripoli’ dopo che le sue truppe sono entrate senza combattere a Garian, un centro situato a 80 km in linea d’aria dal centro di Tripoli. In un audio-messaggio, Haftar si è rivolto a quel mix di miliziani e truppe regolari che formano l’Esercito nazionale libico (Lna) di cui è comandante generale: “Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli”, ha detto evocando una formula islamica legata al pellegrinaggio alla Mecca.

“Eroi, l’ora è suonata, è venuto il momento” del “nostro appuntamento con la conquista. Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti”, ha aggiunto il generale cirenaico, esortando le bellicose milizie dell’ovest ad arrendersi alla sua “marcia vittoriosa”: sarà “salvo” solo “colui che depone le armi” e “che sventola bandiera bianca”. Molti analisti ritengono che Haftar (che aveva annunciato un velleitario attacco a Tripoli già nel 2015) non abbia la forza per espugnare la capitale libica come invece ha fatto casa per casa con Bengasi e Derna. Una valutazione rafforzata dal fatto che Misurata ha annunciato una sorta di arrocco, spostando milizie verso la capitale messa in “stato d’emergenza massima” con allerta anche per l’Aviazione.

Il segretario generale dell’Onu, Guterres, ha invocato “calma e moderazione” perché, “in questa circostanze”, la conferenza nazionale che dovrebbe partorire una data per le elezioni “è impossibile”. Ma in serata è stata segnalata una ripresa degli scontri che mercoledì avevano causato la morte di almeno un uomo dell’Lna nei pressi di Alasaba.  Mentre Matteo Salvini ha posto la questione alla riunione dei ministri dell’Interno del G7 a Parigi e ha sentito telefonicamente il vicepremier libico Maitig. Per un’altra più o meno casuale coincidenza, proprio poco prima che iniziassero gli scontri il presidente americano Donald Trump ha annunciato la nomina di Richard B. Norland come ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Libia. (fonte Ansa, Youtube)