Libia, Prodi mediatore con Gheddafi? Il professore: “Non ne so nulla”

Pubblicato il 3 Giugno 2011 20:21 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2011 20:32

ROMA, 3 GIU – Romano Prodi inviato in Libia per conto delle Nazioni Unite o dell'Unione europea per trattare con Muammar Gheddafi e convincerlo a farsi da parte. L'indiscrezione la lancia il Corriere della Sera in un pezzo di retroscena, che pero' non trova nessuna conferma.

Il diretto interessato, il Professore, smentisce: ''Non ne so niente – dice interpellato dall'ANSA – e sulle ipotesi non lavoro. Su queste cose bisogna essere molto seri, io non ho ricevuto alcun messaggio''. E anche l'Unione europea fa sapere che la cosa non ha fondamento: semplicemente ''non e' vero che la Commissione europea abbia offerto a Prodi un ruolo da mediatore'', dice un portavoce della rappresentante per la politica estera della Ue, Catherine Ashton.

In mattinata anche fonti diplomatiche hanno escluso l'ipotesi. Il governo italiano non e' stato contattato da alcuna istituzione europea e l'Onu difficilmente potrebbe affidare al Professore il ruolo di mediatore in Libia dal momento che le Nazioni Unite ne hanno gia' uno: e' l'inviato speciale del segretario generale Ban Ki-Moon, l'ex ministro Al Khatib, al quale proprio in questi giorni e' stata riconfermata la fiducia nei colloqui di Roma dove invece – si fa sapere – il nome di Prodi non e' mai spuntato fuori.

E' vero che Romano Prodi dal 2008 e' inviato delle Nazioni Unite per i rapporti con l'Africa. Ed e' vero anche che da presidente della Commissione europea, nel 2004, fu uno dei primissimi leader internazionali a 'sdoganare' il rais, invitandolo a Bruxelles.

Tra i due il rapporto si e' consolidato negli anni e proprio il Professore, da Palazzo Chigi, inizio' il lungo lavorio politico-diplomatico finalizzato da Silvio Berlusconi nel 2009 con l'Accordo di Amicizia tra Italia e Libia. Ma da allora di acqua ne e' passata sotto i ponti.

E il primo a mostrarsi infastidito dalle indiscrezioni di oggi e' sembrato lo stesso Prodi: ''Non si puo' ragionare su ipotesi che non esistono – ha preso le distanze al telefono – e devo dire che ho letto anche io con una certa sorpresa il retroscena. Poi ho letto anche la smentita delle fonti diplomatiche. Bisognerebbe fare delle domande a chi ha gestito questa cosa e non a me''. In queste ore, tra l'altro, vista la confusione che continua a regnare sul terreno, si sta lavorando all'ipotesi di affiancare un mediatore russo all'inviato delle Nazioni Unite, con il leader del Cremlino Dmitri Medvedev che ieri a Roma ha annunciato per i prossimi giorni una 'missione' russa sia nella Tripoli del colonnello che nella Bengasi dei ribelli. La prospettiva di 'triplicare' con un altro mandato da assegnare al Professore sembra insomma anche a rigor di logica difficilmente percorribile.

Oggi Frattini, dopo un incontro a Roma con il vice presidente cinese Xi Jinping, ha auspicato da parte della comunita' internazionale ''una rinnovata pressione che possa far comprendere a Gheddafi che ha una sola alternativa: lasciare il potere. E noi ci auguriamo anche la Libia''.

La Nato continua a cercare di 'persuadere' il rais a suon di bombe: anche ieri notte la capitale e' stata presa di mira dai raid dell'Alleanza, che hanno colpito molto vicino Bab al-Azizya, la caserma bunker del colonnello. Solo nell'ultima settimana, ha fatto sapere la Difesa, i quattordici aerei italiani messi a disposizione dell'operazione 'Unified Protector' in Libia hanno compiuto ben 49 missioni.