Sudafrica: L’ultimo difensore dell’apartheid ucciso a bastonate da due suoi lavoranti neri

Pubblicato il 4 Aprile 2010 15:41 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2010 20:58

È stato uno dei più feroci oppositori dell’uguaglianza tra bianchi e neri e uno strenuo combattente contro l’abolizione dell’apartheid: Eugene Terreblanche, leader dei bianchi sudafricani di estrema destra, è stato ucciso sabato a bastonate e a colpi di machete da due lavoranti neri nella sua fattoria.

L’annuncio è stato dato in serata dai media sudafricani. Terreblanche, 69 anni, cercò di impedire in ogni modo la fine dell’apartheid anche con sanguinosi attentati dinamitardi messi in atto dalla sua organizzazione nei primi anni Novanta, ma da tempo viveva piuttosto ritirato.

Il sito online di News 24, citando un esponente del suo partito Awb (Movimento di Resistenza Afrikaner), ha scritto in serata che «Terreblanche è stato massacrato nella sua azienda agricola», situata nel nord-ovest del paese. Secondo la polizia, citata dall’agenzia Sapa, l’assalto sarebbe avvenuto a quanto pare in seguito a una lite con due dipendenti neri di Terreblanche, tra cui un minorenne, per degli stipendi non pagati. I due sono stati arrestati sotto l’accusa di omicidio.

Terreblanche – per i nemici semplicemente E.T – ha sempre ispirato la sua azione politica, dai tratti filo-nazisti, ai principi della supremazia bianca. Negli ultimi tempi viveva in relativa oscurità nonostante il revival di due anni fa del suo partito e i recenti sforzi di formare un fronte unito tra i gruppi bianchi di estrema destra.

Il suo assassinio arriva in un momento di crescente polarizzazione razziale in Sudafrica – dove questa estate si svolgeranno i Campionati mondiali di calcio – acutizzata dalle aspre polemiche sul testo di una canzone cantata dal capo del movimento giovanile del partito di governo African National Congress (Anc), le cui parole dicono «Ammazza il boero». Nelson Mandela è stato tra i fondatori dell’Anc.

I boeri sono i discendenti dei coloni olandesi e ugonotti francesi che approdaraono nell’attuale area di Città Del Capo guidati di Jan Van Rieebek nel 1752.

E Terreblanche era sempre stato orgoglioso di essere un boero. Lui era la voce dell’opposizione più oltranzista contro la fine del governo della minoranza bianca. Aveva fondato il suo movimento Afrikaner Werstandsbeweging, insieme ad altri sei suoi accoliti, nel 1972, con lo scopo di proteggere i diritti dei discendenti dei boeri.

Abile oratore, vedeva la fine dell’apartheid come una resa del paese al comunismo e per questo tentò la carta della violenza minacciando negli anni ’90 di far scoppiare una guerra civile su larga scala se l’allora presidente bianco – l’ultimo –  Wilhelm De Klerk avesse consegnato il potere a Nelson Mandela e all’African National Congress, ma le azioni dell’Awb finirono sempre represse.

Nel 1997 Terreblanche fu condannato a sei anni di prigione per aver aggredito un lavoratore nero presso una stazione di servizio e per il tentativo di omicidio di un bracciante agricolo. Durante la prigionia divenne un Cristiano Rinato, sostenendo di aver mitigato molte delle sue convinzioni ultrarazziste. Dal rilascio, nel 2004, aveva poi mantenuto sempre un basso profilo sul piano pubblico.

Il Movimento di resistenza Afrikaner respinge però questa ipotesi e lega invece l’uccisione al canto di un brano dell’era dell’apartheid, nel cui testo si dice “uccidi il Boer”. «Invitiamo i nostri militanti a restare calmi, per il momento», ha affermato il segretario generale del Movimento di reistenza Afrikaner, Andre Visagie, che ha convocato una riunione dei vertici per il primo maggio per decidere «azioni specifiche».