Mali a un passo dal colpo di Stato “per riunificare il Paese”

Pubblicato il 22 Marzo 2012 - 08:10 OLTRE 6 MESI FA

BAMAKO – Il Mali ad un passo dal colpo di Stato: un gruppo di militari ha annunciato alla tv di Stato di aver preso il potere e di aver sospeso la costituzione, proclamando il coprifuoco. I soldati dell’autoproclamato Comitato nazionale per il ristabilimento della Democrazia e dello Stato (Cnrdr) hanno letto un breve comunicato, dopo che nella notte attorno al palazzo presidenziale di Bamako si sono sentiti risuonare colpi di armi pesanti.

Il portavoce del Comitato, il tenente Amadou Konaré, ha annunciato che è stata posta fine al “regime” del presidente Amadou Toumani Touré e ha promesso che il potere sarà restituito a un presidente democraticamente eletto non appena il Mali “sarà riunificato e la sua integrità non sarà più minacciata”.

Il presidente Touré – di cui al momento si ignora la sorte, anche se un funzionario del ministero dell’Interno ha detto che si trova in un luogo sicuro – governava da una decina d’anni un dei Paesi più stabili dell’Africa occidentale, anche se l’anno scorso nel Nord è scoppiata una rivolta guidata dai Tuareg, che ha provocato la morte di circa 20mila persone.

Il tenente Amadou Konaré ha detto che l’esercito ha agito per fare fronte “all’incapacità” del governo del presidente Touré “di gestire la crisi nel Nord del nostro Paese”, in preda a una ribellione Tuareg e alle attività dei gruppi islamici dalla metà di gennaio.

Nel Nord del Paese i Tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad e gli jihadisti di Ansar Din hanno messo con le spalle al muro le fragili armate di Bamako, spesso composte da giovani per la prima volta impegnati in uno scenario di guerra. Reclamano un migliore armamento e, dal governo, più attenzione e rispetto per le famiglie dei centinaia di commilitoni morti negli scontri al nord così come nel nord-est, che cominciano ad essere tanti.

Poco dopo, il capitano Amadou Sango, capo della giunta, ha annunciato il coprifuoco a partire da oggi, giovedì 22 marzo. Il tenente Konaré ha giustificato il golpe anche con la “mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale” a disposizione dell’esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel Nord, e con “l’incapacità del potere a lottare contro il terrorismo”. La giunta militare ha “preso l’impegno solenne di restituire il potere” ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

A fare per primo le spese dell’insofferenza dell’esercito è stato il ministro della Difesa, Sadio Gassama, che nella mattinata di mercoledì si è recato nel campo di Kati per rassicurare i soldati. Le sue promesse hanno però avuto l’effetto di acuire l’ira dei soldati, tanto che è dovuto letteralmente fuggire dalla caserma, inseguito, insieme al suo stato maggiore, da una pioggia di pietre.

Quanto accaduto oggi, comunque, come hanno ribadito i soldati (la maggior parte dei quali militari semplici e graduati), non è stato un atto di sfiducia nei confronti del presidente della Repubblica peraltro ex ufficiale dell’Esercito, ma è comunque un segnale forte che giunge quando manda poco più di un mese alle elezioni presidenziali. Mai come questa volta incerte.

I ribelli nomadi del nord del Mali vogliono sfruttare la confusione creata dal colpo di stato nella capitale Bamako, per avanzare nel nord del Paese. ”La situazione (a Bamako) ci permettera’ di sfruttare il caos e guadagnare piu’ terreno”, ha detto Moussa Ag Acharatoumane, portavoce da Parigi per i ribelli del Mnla. ”Non credo che ci vorra’ tanto. Ci stiamo preparando”, ha aggiunto rispondendo ai giornalisti sulla possibile conquista di citta’ come Timbuktu, Kidal e Gao.