Mare della Cina, cresce la tensione tra Pechino e Tokyo. E Washington non resta a guardare

Pubblicato il 24 Settembre 2010 12:02 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2010 12:03

Barack Obama e Wen Jabao

L’Asia si accende del conflitto tra Tokyo e Pechino, e Washington non resta a guardare. Dopo il sequestro, due settimane fa, del peschereccio cinese sconfinato in acque territoriali nipponiche al largo delle isole Senkaku, e l’arresto, tre giorni fa, di quattro cittadini giapponesi da parte di Pechino, oggi è stato il giorno dello sblocco: l’annuncio, da parte cinese, dello stop all’export dei metalli preziosi per l’hi tech ha prodotto l’effetto sperato, ovvero la liberazi0one del capitano del peschereccio, dopo che nei giorni scorsi il resto dell’equipaggio era stato rilasciato.

Gli altri Paesi della zona, dal Vietnam a Singapore, dalle Filippine alla Corea del Sud, hanno chiesto aiuto a Washington per placare l’espansionismo di Pechino, che da tempo considera di sua competenza le zone di mare e le isole del Mar Cinese.

E questa, per gli Stati Uniti sfiancati dalla crisi, oltre che un onore è un’opportunità per farsi valere – e temere – dal suo grande creditore. Ma anche un modo per imporsi su Pechino per far valere quanto chiesto dal Segretario del Tesoro Timoty Geithner: portare Pechino a fondare il suo modello di crescita meno sulle esportazioni e più sulla vendita interna, e lasciare fluttuare maggiormente il cambio dollaro-yuan, troppo deprezzato secondo Washington. Un invito rivolto anche dal presidente Barack Obama al premier Wen Jabao, incontrato durante il vertice Onu a New York.

Mettendo in evidenza come Wen è stato un partner ”eccezionale” negli ulti 21 mesi, Obama ha affermato: ”Insieme al presidente Hu, il premier Wen ha mostrato una straordinaria apertura e cooperazione con noi nel cercare di rafforzare le relazioni fra i nostri due paesi. Relazione basata sul mutuo interesse, sul mutuo rispetto e sulla cooperazione. Abbiamo lavorato insieme su un ampia gamma di temi. Ovviamente uno dei più importanti è stato l’affrontare la crisi finanziaria e la recessione. All’interno del G20 ritengo che la nostra collaborazione sia stata assolutamente critica. Anche se abbiamo stabilizzato l’economia mondiale, che ora cresce ancora così come il commercio, abbiamo lavorato anche su altri temi di comune interesse, come la prolificazione nucleare: abbiamo avuto un confronto chiaro e abbiamo cooperato anche su un tema come il cambiamento climatico”.

”Ovviamente abbiamo ancora del lavoro da fare. Sul fronte economico, anche l’economia è tornata a crescere, ritengo che noi sia molto importante avere un dialogo franco e continuare a collaborare per raggiungere quella crescita economica bilanciata che è così importante e per la quale ci siamo impegnate al G20”.