Egitto, Tunisia e co: la mappa delle proteste nel mondo arabo

Pubblicato il 29 Gennaio 2011 17:28 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2011 17:44

ROMA – Non si placano le manifestazioni contro i regimi dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa e per denunciare il disagio sociale delle popolazioni locali. Ecco una mappa aggiornata delle proteste:

Egitto. Per il quinto giorno consecutivo, migliaia di egiziani scendono anche oggi in piazza per chiedere la fine del trentennale regime di Hosni Mubarak, nonostante il rais abbia annunciato un nuovo premier. Al Jazira sostiene che negli scontri delle ultime 48 ore sono morte almeno 98 persone mentre fonti ufficiali del ministero della Sanità parlano di 38 vittime. Saccheggiatori sono riusciti a entrare nel Museo Egizio del Cairo e a distruggere due mummie di faraoni.

Giordania. Decine di attivisti di sinistra hanno protestato oggi ad Amman vicino all’ufficio del primo ministro, Samer Refai, chiedendone le dimissioni a causa del deteriorarsi della situazione economica. La protesta è solo l’ultima di una lunga scia di manifestazioni nella capitale e in altre città giordane. Allo stesso tempo, alcune decine di persone si sono radunate davanti all’ambasciata egiziana per esprimere sostegno alla rivolta in corso in Egitto.

Tunisia. Giornata di calma a Tunisi dopo i violenti scontri di ieri sera scoppiati quando le forze di polizia hanno fatto sgomberare la piazza della Casbah dove un migliaio di manifestanti si era riunito. Le proteste, infatti, erano riprese ieri nonostante il rimpasto del primo ministro Mohammed Ghannouchi che aveva estromesso i ministri legati al vecchio regime di Ben Ali.

Yemen. Nei giorni scorsi migliaia di persone, ispirate dalle rivolte in Tunisia ed Egitto, sono scese in strada nella capitale Sanaa e in altre città, Aden, Daleh, Taiz, per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da oltre 30 anni. Oggi il partito al potere a Sanaa ha esortato la popolazione yemenita a porre fine alle manifestazioni contro il presidente Saleh per ”evitare che il Paese venga trascinato in un conflitto o sedizione”.

Algeria. L’impennata dei prezzi di prima necessità provoca una scia di proteste in diverse città. Il bilancio, ad oggi, è di due morti. Per riportare la situazione alla normalità il governo decide di ridurre i prezzi di alcuni prodotti. Sindacati autonomi, associazioni, tra cui la Lega per i diritti umani, riuniti nel ”coordinamento per la democrazia e il cambiamento”, scenderanno in piazza ad Algeri il 12 febbraio per reclamare ”la fine del regime e la revoca dello Stato d’Emergenza”.

Libia e Marocco. Per evitare un effetto domino, riporta il quotidiano Oea, Tripoli abolisce le tasse sulle importazioni alimentari e sui prodotti locali e crea un fondo di 24 miliardi di dollari per gli alloggi popolari. In Marocco, il governo introduce un sistema di risarcimento per gli importatori di grano allo scopo di frenare l’aumento dei prezzi. Nei giorni scorsi, altre forme di protesta sono avvenute in Oman, Mauritania, Arabia Saudita e a Khartoum, in Sudan, dove un gruppo di blogger ha indetto, tramite Facebook, una manifestazione anti-regime domani nella capitale.