Medio Oriente, accordo fra Fatah e Hamas: la fine dello scisma palestinese?

Pubblicato il 27 Aprile 2011 17:56 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2011 22:06

Foto Lapresse

IL CAIRO – Un annuncio a sorpresa, arrivato dal Cairo, ha rischiarato la situazione in Medio Oriente. Al Fatah, la storica organizzazione palestinese che ha per leader il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas), e il rivale movimento islamico Hamas, al potere a Gaza, sono arrivati oggi a un accordo di riconciliazione – già parafato dalle due parti – che dovrebbe ora ricucire la spaccatura e restituendo al campo palestinese almeno una parvenza di unità.

Israele ha subito reagito, imponendo all’Anp ”di scegliere tra la pace con noi o con Hamas”. Dichiarazione che Hamas ha respinto al mittente. L’accordo, che è stato preceduto da una serie di incontri segreti, prevede, a quanto si è appreso da fonti informate a Gaza, la costituzione di un governo palestinese provvisorio, formato da tecnocrati indipendenti ma graditi dalle diverse fazioni, e la fissazione di una data per l’indizione, entro un anno, di elezioni presidenziali e per il rinnovo del Consiglio Legislativo (il Parlamento dell’Anp).

Non si sa, al momento, se il premier del governo dell’Anp, Salam Fayyad, sarà riconfermato nell’incarico. E’ inoltre prevista una riforma dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) al fine di permettervi l’inclusione di Hamas. Per quanto riguarda la responsabilità per la sicurezza, si è convenuto, secondo le fonti, che temporaneamente questa continuerà a essere di Hamas a Gaza e dell’Anp, dove Al Fatah è la fazione dominante, in Cisgiordania. Cesseranno inoltre gli arresti di rivali politici.

”C’e’ un accordo su tutti i punti’‘, ha dichiarato a Gaza il portavoce di Hamas Tahar Al-Noono. Analoga conferma è giunta dal Fatah, il cui esponente Azzam Al-Ahmad ha detto che i primi di maggio il governo egiziano inviterà al Cairo tutte le fazioni palestinesi per firmare l’accordo e per un ”dialogo nazionale” su tutte le questioni sull’agenda palestinese.

L’annuncio è un successo della diplomazia egiziana, che soprattutto negli ultimi anni ha incessantemente operato per porre fine all’acerrima inimicizia tra le due maggiori fazioni palestinesi. Inimicizia degenerata in sanguinosa guerra aperta dopo che Hamas, nel giugno del 2007, aveva preso il potere con la forza a Gaza, estromettendo i sostenitori al Fatah da tutti i centri di potere nella Striscia.

Abu Mazen reagì accusando Hamas di aver compiuto un ”golpe” contro le autorità legali. A giudizio di vari osservatori, l’accordo di riconciliazione sembra una diretta conseguenza degli sconvolgimento in atto in seno al mondo arabo. Ne avrebbe accelerato la conclusione, a quanto pare, anche il piano palestinese – fortemente avversato da Israele – di chiedere all’ Assemblea Generale dell’Onu, il prossimo settembre a New York, il riconoscimento di uno stato palestinese in Cisgiordania, e ora anche a Gaza, che i palestinesi intendono unilateralmente proclamare.

Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, in una prima gelida reazione, ha detto che l’Anp deve ora ”scegliere tra la pace con noi o quella con Hamas”. ”Una pace con tutti e due è impossibile – ha continuato – perché Hamas aspira a distruggere lo stato di Israele e lo dice apertamente sparando missili contro le nostre città e razzi contro i nostri bambini”.

”Io penso che l’idea stessa di una riconciliazione dimostra la debolezza dell’Autorità palestinese e solleva l’interrogativo se Hamas prenderà il controllo della Giudea e della Samaria (Cisgiordania) così come ha fatto a Gaza”. ”Io spero – ha aggiunto Netanyahu – che l’Autorità sappia fare la giusta scelta, che scelga la pace con Israele. La scelta è nelle sue mani”.

Hamas a sua volta ha risposto in serata che Israele “non ha nulla a che vedere con la riconciliazione palestinese e in passato è stato d’ostacolo a ciò”, ha dichiarato il portavoce.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che qualsiasi governo palestinese deve rinunciare alla violenza e riconoscere il diritto di Israele a esistere e che una riconciliazione palestinese deve basarsi “su termini che promuovono la causa della pace”.