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Barcellona, si apre il Congresso Mondiale per gli studi sul Medio-Oriente

Hassan ben Talal

Frantumi di un’antica ceramica arabo-andalusa ricomposti in un disegno bianco, azzurro e giallo per simboleggiare la ricchezza e la complessità degli studi sulle società arabo-islamiche e condotti da ricercatori di tutto il mondo: all’ombra di questo logo sono riuniti a Barcellona, da stamani fino a sabato, quasi duemila studiosi provenienti da oltre 40 Paesi diversi e specializzati nelle più disparate discipline.

Accomunati dall’obiettivo di comprendere e far comprendere le realtà delle regioni comprese dall’Iraq fino all’Asia Centrale, per la terza volta consecutiva in 12 anni ricercatori di ogni angolo del pianeta si sono dati convegno per confrontarsi e conoscersi al Congresso Mondiale per gli Studi sul Medio Oriente (Wocmes).

Il primo Wocmes si era tenuto nell’autunno 2002 a Mainz, in Germania, indetto dalle società europee e nordamericane di studi sull’Islam per fare il punto sulle cause dell’11 settembre e per prepararsi alla nuova era che ne sarebbe seguita. Forti del successo tedesco, gli organizzatori decisero di portare il Wocmes, nel 2006, nell’altra sponda del Mediterraneo, ad Amman.

Con questa terza edizione di Barcellona, il più ampio forum di accademici sul mondo arabo-islamico è ora tornato in Europa, in una delle città simbolo di dialogo e incontro delle due sponde del mare. Per sei giorni si discuterà in ben 490 panel distinti di numerosi temi.

Da quelli più inerenti all’attualità, come la questione israelo-palestinese affrontata da diversi angoli, il ruolo della società civile nei Paesi arabi governati da regimi autoritari o come le contraddizioni delle politiche europee e americane in Medio Oriente, a temi apparentemente non in cima alle priorità dell’informazione ma determinanti per chi vuole approfondire: ruolo delle reti familiari di immigrati nelle capitali europee, geografia dei poteri economici delle monarchie del Golfo, forza e debolezza dei nuovi media nella rivitalizzazione delle società arabe.

Folta la delegazione italiana, con oltre 100 partecipanti provenienti da quasi tutte le università e centri di ricerca italiani, ma anche da numerosi atenei stranieri. Alla cerimonia d’apertura, che si è svolta stamattina, il principe giordano Hassan ben Talal, padrino del Wocmes sin dal primo incontro del 2002, ha invitato a ”mettere in discussione le categorie arbitrarie che caratterizzano il discorso sul Medio oriente e sui Paesi arabi, ma anche quelle sul cosiddetto Occidente”.

Per il principe Talal, zio dell’attuale re di Giordania Abdallah, ”i ricercatori di entrambe le sponde del Mediterraneo si devono sforzare di scardinare quelle false idee e quei preconcetti presenti nelle loro stesse società riguardanti l’altro, il diverso”.

”Perché non siamo omogenei, ma siamo tutti eterogenei, appartenenti a una regione fluida e in movimento. Siamo tutti pezzi di un unico puzzle, frammenti di un’unica ceramica da ricomporre”, ha concluso l’emiro hascemita, riferendosi idealmente al logo del Wocmes di Barcellona.

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