New York, la provocazione Michael Moore: “La Moschea? Va fatta non vicino, ma proprio dentro Ground Zero”

Pubblicato il 14 Settembre 2010 20:32 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2010 21:12

Michael Moore

La Moschea non va costruita nei pressi, ma direttamente all’interno di Ground Zero. È l’ultima provocazione di Michael Moore, il regista simbolo della sinistra americana, che è intervenuto così nella polemica su Park 51, il centro islamico che dovrebbe essere costruito a pochi metri da dove sorgevano le Torri Gemelle. ”Capisco il dolore delle famiglie delle vittime – ha detto il regista alla Cnn – ma tutti dobbiamo cambiare strada. Senza quella Moschea a Ground Zero non è più l’America. È necessario ribadire che i musulmani americani, sono americani come noi, come i cattolici, gli ebrei e tutti gli altri”.

Ma l’autore del film premio Oscar ‘Bowling for Colombine’ va oltre, candidandosi a rimpiazzare Rahm Emanuel alla Casa Bianca, come capo di gabinetto di Barack Obama. Del resto Moore è un vecchio amico di famiglia, visto che il fratello di Rahm, Ari Emanuel, da decenni gli fa da agente. Un’auto-candidatura che ha il sapore della boutade, ma dal chiaro significato politico. E’ stato infatti lo stesso regista di ‘Sicko’ a dirsi disponibile inviando una lettera aperta pubblicata sul suo sito al presidente americano.

Un modo per chiedere ancora una volta a Obama di mantenere fede ai suoi impegni elettorali, cambiare passo e virare a sinistra la barra del governo. ”So che stai cercando qualcuno al suo posto – ha scritto Moore – e umilmente mi faccio avanti. Sono pronto a venire a Washington a farla finita con tutta quella confusione che c’è attorno a te. Posso lavorare per un dollaro l’anno. E soprattutto posso aiutarti a fare ciò che gli americani volevano che facessi, quando ti hanno eletto presidente. Non ho bisogno di molto, mi basta una branda negli scantinati della Casa Bianca. Per te sono pronto a svegliarmi alle cinque di mattina, sette giorni a settimana. E, facendo ginnastica assieme, ti dirò all’infinito e tu ripeterai dopo di me: ”Sono stato eletto dal popolo americano, non dai repubblicani. Ora sono al comando. Se agli americani non piace quello che faccio possono darmi un calcio nel sedere e cacciarmi nel 2012””.

Quindi Moore lamenta il fatto che Obama abbia cercato troppo spesso la collaborazione dei repubblicani. ”Hai teso loro molte volte la mano ricevendo sempre dei no. Ora – ironizza il regista – se vuoi veramente uno spirito bipartisan continua così e vedrai che a novembre vinceranno i repubblicani”.

L’analisi di Moore è severa: ”Dopo un anno e mezzo di governo, non abbiamo la copertura sanitaria totale, l’impegno militare in Afghanistan è aumentato e decine di migliaia di americani continuano a perdere il loro lavoro. Alla maggior parte di noi – prosegue il regista – non basta più aver cacciato Bush. Ora, i democratici avranno una botta elettorale di dimensioni bibliche se le cose non cambieranno subito. Altrimenti, con il Congresso in mano a repubblicani e democratici moderati di bipartisan ci sarà la richiesta di impeachment contro di te, con l’accusa di essere socialista e nato in Kenya”.

”Allora, Barack – conclude la lettera – che ne dici? Come lo vedi, tu e io insieme contro tutto il mondo. Yes we can, potrebbe essere divertente, e magari potremmo fare qualcosa di importante. In fondo, cosa abbiamo da perdere? La speranza? Tuo Michael”.