Migranti, Ungheria: “Nostra barca è piena, chiudiamo le porte ai rifugiati”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2015 20:48 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2015 20:51
Migranti, Ungheria: "Nostra barca è piena, chiudiamo le porte ai rifugiati"

Viktor Orban

BUDAPEST – Dopo il muro al confine con la Serbia, l’Ungheria leva gli scudi anche con l’Unione Europea e annuncia la sospensione unilaterale e “a tempo indeterminato” dell’accordo chiamato “Regolamento Dublino 3“: si tratta delle norme sull’accoglienza dei rifugiati che tutti e 28 i Paesi membri della Ue sono tenuti a rispettare. Significa che l’Ungheria non accoglierà più neppure i richiedenti asilo già registrati come tali in altri Stati Ue.

A darne notizia al quotidiano austriaco La Presse è stato il portavoce del premier ungherese, Zoltàn Kovàcs. “La barca è colma – ha detto l’uomo di Orban – per ragioni tecniche sospenderemo il regolamento Dublino 3 a tempo indeterminato, finché le strutture non saranno state adeguate”.

“Il sistema di gestione del problema dei rifugiati è sovraccarico – ha aggiunto Kovàcs – La situazione ha portato il nostro paese ad assumersi un ruolo che è al di sopra delle proprie dimensioni e delle proprie forze”.

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Ma la notizia non è stata affatto gradita a Bruxelles, con la Commissione Europea che ha chiesto immediate spiegazioni al governo ungherese: “Esigiamo un chiarimento immediato”, ha detto il massimo organo dell’unione, guidato dal presidente Jean-Claude Juncker.

L’Ungheria è uno dei paesi che ha maggiormente sofferto l’emergenza immigrati negli ultimi anni. I dati diffusi da Eurostat confermano la pressione in forte aumento sul Paese: solo nel primo trimestre del 2015 ha ricevuto 32.810 richieste di asilo (22.830 kosovari, 4020 afghani e 2.415 siriani) su un totale Ue di 185mila, circa il 18%, facendo registrare un incremento del 17% rispetto agli ultimi tre mesi del 2014, e attestandosi come il secondo Paese dopo la Germania (73.100) e subito prima dell’Italia (15.200). In questa situazione il movimento xenofobo e anti-Ue Jobbik morde alle caviglie Fidesz, il partito di destra del premier Viktor Orban.

La decisione del governo nazional conservatore di Viktor Orban giunge ancora una volta proprio mentre nel resto d’Europa si fatica a far fronte all’emergenza immigrati. Al porto di Calais, località francese affacciata sulla Manica e detta “la Lampedusa del Nord”, è scoppiato il caos in seguito allo sciopero dei marinai di MyFerryLink, la società che gestisce i collegamenti in traghetto verso Dover (nel Regno Unito). Alcuni migranti hanno approfittato del caos per saltare a bordo dei tir diretti in Gran Bretagna. A Calais sono infatti diverse centinaia i migranti che si accampano nella baraccopoli chiamata “la giungla”, più volte sgomberata dalle forze dell’ordine, nella speranza di approdare dall’altra parte della Manica.