Medio Oriente, colloqui ogni due settimane. Ma Abu Mazen: “Stop se ci sono nuovi insediamenti”

Pubblicato il 2 Settembre 2010 21:34 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2010 21:47

Abu Mazen

Israeliani e palestinesi hanno avviato oggi a Washington, dopo 20 mesi di stallo, ”produttivi” colloqui diretti di pace impegnandosi a incontrarsi ogni due settimane e a cogliere ”entro un anno” la ”opportunità storica” di un accordo che metta fine a decenni di violenza e di spargimenti di sangue.

La prossima sessione del negoziato è stata fissata per il 14 e 15 settembre, in Medio Oriente, con la partecipazione, oltre che del premier israeliano Benyamin Netanyahu e del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas), anche del segretario di stato Usa Hillary Clinton e dell’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell.

Mitchell ha definito ”produttivi” i colloqui odierni confermando che il traguardo ”resta quello di risolvere tutti i problemi principali entro un anno”. ”La prossima tappa sarà quella di raggiungere un accordo quadro che porti ad affrontare i problemi dello status permanente”, ha aggiunto il diplomatico americano.

I colloqui sono iniziati oggi a Washington ad un tavolo a forma di ‘U’, con la due delegazioni ai lati opposti, nella Diplomatic Reception Room del Dipartimento di Stato. Una prima sessione allargata alle delegazioni è stata seguita da un incontro a tre – la Clinton, Netanyahu e Abu Mazen – e quindi si è conclusa con un faccia a faccia tra i due leader israeliano e palestinese, durato 90 minuti.

Il segretario di stato Hillary Clinton, promettendo il sostegno ”attivo e prolungato” degli Stati Uniti, ha definito la ripresa dei colloqui di pace ”un passo importante verso la liberazione dei vostri popoli dalle catene di una storia che non puòessere cambiata”. ”Avete l’opportunità di mettere fine a questo conflitto – ha detto la Clinton alle due delegazioni – Possiamo risolvere tutti i problemi di fondo entro un anno”.

Netanyahu ha detto che ”è giunto il momento delle decisioni difficili. Una pace vera e durevole sarà raggiunta solo attraverso dolorose concessioni specifiche da entrambe le parti – ha detto il premier israeliano – Sono convinto che insieme possiamo farcela”. Ma il desiderio di sovranità dei palestinesi ”deve essere conciliato con la necessità di Israele di garantire la sua sicurezza”, ha aggiunto Netanyahu nelle dichiarazioni di apertura dei colloqui di pace.

Anche Abu Mazen ha espresso la speranza di ”iniziare una nuova era di pace, giustizia, sicurezza e prosperità per i palestinesi e per il popolo israeliano”. Ma i contrasti sono emersi fin dall’inizio. Abu Mazen ha esortato il governo israeliano a ”mettere fine alle attività dei nuovi insediamenti e a far cessare totalmente l’embargo per la Striscia di Gaza”. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp)  ha detto che i negoziati diretti saranno interrotti se riprenderanno gli insediamenti nei territori occupati.

Ma Netanyahu ha già fatto sapere che il suo governo non intende prolungare la moratoria sui nuovi insediamenti, in atto da dieci mesi, che scadrà il 26 settembre prossimo.

Il presidente Barack Obama, che ieri ha avuto incontri bilaterali con Netanyahu e Abu Mazen e che sta investendo notevole capitale politico nel successo del negoziato, ha detto oggi di essere ”incoraggiato” dalla serietà mostrata dalle due parti in questa ripresa dei negoziati. Tutte le parti hanno condannato i recenti atti di violenza ai danni di coloni israeliani rivendicati da Hamas. Netanyahu ha citato tali attacchi per sottolineare quanto vitale sia per Israele la necessità di garantire la propria sicurezza.