Cordoba House: sulla Moschea di Ground Zero i Repubblicani ipocriti rileggono la storia in modo distorto

Pubblicato il 18 agosto 2010 19:43 | Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2010 19:43
ground zero

Ground Zero a New York

La futura costruzione della moschea impropriamente definita la “moschea di Ground Zero” ha suscitato numerose polemiche in America (fino all’indiscrezione, non confermata, che forse la moschea si farà altrove). In molti sono intervenuti nel dibattito sull’opportunità o meno di fondare un luogo di culto musulmano a poche centinaia di metri dal luogo in cui sorgevano le Torri Gemelle e dove morirono più di tremila persone, vittime del terrorismo islamico.

Il centro religioso si chiamerà Cordoba House e sostituirà un edificio danneggiato in seguito alle esplosioni del disastro dell’11 settembre. Molte delle voci levatesi per impedire la fondazione del luogo di culto hanno rivelato più di qualche ambiguità nel loro discorso sull’Islam. Repubblicani, conservatori ebrei e cristiani hanno rivelato la serpeggiante islamofobia che, sempre più affrancata dalla retorica del politicamente corretto istituzionale, alligna in Occidente, alimentata da diversi fenomeni come la paura del terrorismo islamico, l’ostilità all’immigrazione, e in ultima analisi il populismo dei leader della destra (vedi la Francia, l’Olanda e l’Italia con la Lega Nord).

Uno dei più importanti membri del Partito Repubblicano, Newt Grinich, professore, storico nonché Presidente della Camera dal 1994 al 1998, ha recentemente spiegato quale ragioni starebbero dietro il nome prescelto per il luogo di culto: «Le elite americane non capiscono che il nome “Cordoba House” è deliberatamente scelto per insultarle. Si riferisce a Cordoba, in Spagna, capitale dei conquistatori musulmani che simboleggiò la loro vittoria sulla cristianità spagnola trasformando una chiesa nella terza moschea più grande del mondo. Ogni islamista riconosce in Cordoba il simbolo della conquista islamica.»

La frase scritta da Grinich può essere spiegata, purtroppo, solo ricorrendo alla malafede. Un uomo che – come l’ex presidente della Camera – si professa storico, deve, per forza, sapere che nella storia dell’Islam Cordoba non rappresenta soltanto, e nemmeno in buona parte, un riferimento all’ “espansionismo islamico” o alla “vittoria sui cristiani”.

Della chiesa che precedette la Grande Moschea si sa poco. Nessun elemento della preesistente chiesa visigotica fu inglobato nel progetto musulmano. Per questo oggi non possiamo farci un’idea di quanto grande, o piccolo, questo luogo di culto fosse. La teoria dell’usurpazione di Grinich è inoltre applicata all’oggetto sbagliato. Il professore repubblicano dovrebbe sapere che quella moschea, la terza più grande dell’Islam, dopo la riconquista di Cordoba fu immediatamente “riconvertita”. Oggi si chiama Santa Maria di Cordoba e vi si professa il culto cattolico. Gli zelanti cristiani che ripresero la città ai Mori non dimostrarono nemmeno la pazienza dei loro antagonisti. I musulmani, quando invasero la Spagna, non avevano trasformato seduta stante la chiesa in una moschea. Le testimonianze degli storici ci rivelano che per un periodo di cinquanta anni, prima che l’edificio venisse profondamente ampliato, musulmani e cristiani officiarono i loro culti nello stesso luogo.

Infine, e Grinich dovrebbe sapere anche questo, Cordoba rimane uno dei (fragili) simboli della pacifica coesistenza delle ragioni abramitiche. Per qualche decennio qui cristiani, arabi e ebrei anche crearono un’irripetibile atmosfera culturale, fatta di scambi, sincretismi, tradizione. A Cordoba nell’X e nel XI sec. si veniva a studiare da tutte le parti del mondo, un po’ come oggi si farebbe per il Mit di Boston o Berkeley in California. Tra gli uomini che si formarono qui e che forse studiarono gomito a gomito ci furono il monaco Gerberto d’Aurillac futuro papa col nome di Silvestro II, il grande filosofo ebreo Maimonide e il più importante commentatori medievale di Aristotele, Averroè (citato con emozione e rispetto da Dante).

Si dice, anche se non è sempre vero, che la storia sia fatta dai vincitori. Speriamo che non sia il partito (trasversale) di Grinich a prevalere in questa velenosa querelle. La storia ne risulterebbe piegata a dei fini davvero poco nobili.