Nancy Pelosi, 78 anni, chi è la democratica che ha messo in crisi Donald Trump

di Mardy Bum
Pubblicato il 29 gennaio 2019 15:39 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019 15:43
Nancy Pelosi, 78 anni, chi è la democratica che ha messo in crisi Donald Trump

Nancy Pelosi, 78 anni, chi è la democratica che ha messo in crisi Donald Trump

WASHINGTON – Ha saputo tenere testa a Donald Trump, costringendolo a porre fine all’incubo dello shutdown. Nancy Pelosi, 78 anni, di origini abruzzesi e nonna di nove nipoti, è la speaker della Camera dei Rappresentanti che con abile tattica politica è riuscita a mettere in crisi il presidente Usa, mettendolo alle strette. Proprio lei, che nei mesi scorsi è stata al centro di un braccio di ferro dentro al Partito Democratico, mentre si apprestavano ad assumere la maggioranza alla Camera dopo le elezioni di midterm.

Democratica di lungo corso e già prima donna della storia Usa ad assumere la terza carica dello Stato nel 2007, ha preso la guida del Congresso solo tre settimane fa, in pieno blocco dell’amministrazione Usa. Le negarono a suo tempo di essere leader della minoranza quando la Camera era a maggioranza Repubblicana. Ora che i Dem sono tornati in maggioranza, una nuova leva di politici voleva che Pelosi si facesse da parte. Troppo vecchia e troppo impopolare dicevano i sondaggi e pure i suoi detrattori. Poi, in assenza di un valido candidato alternativo, sono giunti a un compromesso. Le hanno concesso di restare 2 anni, per poi cedere il posto alle nuove generazioni. Una mossa astuta, che ha permesso al partito di avvalersi della sua ultra consumata conoscenza dei meccanismi della politica.

Esperienza che ha saputo adoperare già prima del voto, quando ha raggiunto un accordo con nove membri del cosiddetto Problem Solvers Caucus per modificare alcune regole della Camera che, secondo loro, renderanno più facile portare proposte bipartisan alla Camera. Ha ottenuto il sostegno di dozzine di gruppi di attivisti liberali e di altri legislatori democratici. Ha tenuto incontri faccia a faccia con i democratici di lungo corso e i neoeletti. Ed è stata capace di ribaltare la sua unica sfidante, la rappresentante Marcia Fudge dell’Ohio, in una sostenitrice, offrendole la presidenza in una sottocommissione chiave.

Con un governo diviso, un presidente repubblicano e un’ala progressista del suo partito che ha promesso agli elettori un nuovo modo di operare a Washington, Nancy Pelosi si è poi rivelata quasi provvidenziale. Per mettere all’angolo il populista Trump, ha saputo spogliarsi della sua veste istituzionale e giocare d’astuzia. Proprio oggi, 29 gennaio, era programmato lo Stato dell’Unione, il discorso di Trump alla Camera, dinanzi al Congresso in seduta plenaria, ai membri del governo e della Corte Suprema. Ma la speaker Pelosi, dopo un lungo braccio di ferro con la Casa Bianca, non ha dato l’autorizzazione per l’utilizzo dell’aula, adducendo motivi di sicurezza per il permanere dello shutdown. 

Il blocco colpiva infatti anche il personale addetto a garantire la protezione di Capitol Hill, compresi gli agenti del Secret Service, l’agenzia federale che si occupa di vigilare sulle alte cariche dello Stato. Trump ha prima tentato di resistere, evocando anche la possibilità di una sede alternativa da cui pronunciare il suo discorso, poi è capitolato, riconoscendo come non ci fosse “alcun luogo che possa competere con la storia, la tradizione e l’importanza della Camera”. E’ stato il primo colpo messo a segno dalla leader democratica nel duello col tycoon. Solo una volta a un presidente degli Stati Uniti era stato rifiutato l’accesso all’aula della Camera, quando nel 1986 lo speaker democratico Tip O’Neill negò a Ronald Reagan di intervenire per convincere i deputati a finanziare un pacchetto di aiuti per i Contras, il gruppo di ribelli filo-Usa in Nicaragua.

Morale della favola, quando Trump ha compreso che la linea dura e intransigente rischiava di diventare un vero e proprio boomerang, si è arreso, dando il via libera ad un compromesso con i leader del Congresso che ha posto fine, almeno per tre settimane, all’incubo dello shutdown. E lo ha fatto rinunciando anche alla pretesa che nell’intesa ci fosse il minimo cenno alla costruzione del fatidico muro al confine col Messico. “Non è una proposta ragionevole”, gli ha risposto secca Pelosi e il presidente ha accusato il colpo.

Almeno fino al 15 febbraio, Nancy Pelosi può cantare vittoria: è lei la donna più potente di Capitol Hill che ha fermato lo shutdown più lungo della storia e ha ridato nuova linfa ai democratici in vista della campagna elettorale per il 2020. Per Trump è la sconfitta politica più bruciante da quando si è insediato alla Casa Bianca e un brutto colpo all’immagine di “mago degli affari” sulla quale il tycoon ha costruito la sua reputazione di duro e vincente.