Netanyahu-Obama: incontro a porte chiuse. Critiche della stampa Usa

Pubblicato il 24 Marzo 2010 11:32 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 11:39

Benjamin Netanyahu

In un clima di alta tensione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato ricevuto oggi, 24 marzo, alla Casa Bianca dal presidente Usa, Barack Obama, per quasi due ore di colloqui a porte chiuse.

I due leader che si sono incontrati il giorno dopo quello in cui il premier, dinanzi alla più potente lobby pro-Israele degli Stati Uniti, aveva rimarcato che Gerusalemme non è una colonia, ma la capitale di Israele.

Stati Uniti e Israele sono quindi ai ferri corti. Il problema delle colonie interessa anche l’America, alleata di sempre, che però adesso, con Barack Obama al potere, preme perché i rapporti tra Israele i palestinesi vadano verso una distensione.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, però, insiste: «Gerusalemme non è un insediamento, è la nostra capitale». Per Netanyahu non esiste una Gerusalemme ovest ebraica e una orientale araba. Ce n’è una sola ed è la capitale indivisibile dello stato di Israele. Di più, del popolo ebraico ovunque si trovi nel mondo. Dunque, se le cose stanno così, non ci possono essere “insediamenti”, se non considerando l’intera città un solo insediamento ebraico.

Le case ebraiche incastrate nei quartieri arabi dentro la città e i nuovi centri residenziali costruiti sulle colline attorno, anche quelle arabe, sono la causa dell’attuale scontro tra i due alleati, Usa e Israele. Al momento Bibi sembra molto determinato: se i palestinesi insistono su Gerusalemme niente ripresa del dialogo per almeno un anno.

I giornali americani non risparmiano critiche a Israele. Toni duri da parte di Thomas Friedman , editorialista del New York Times: «Messaggio dall’America al governo israeliano: gli amici non lasciano che gli amici guidino ubriachi. E ora – ha scritto Friedman, ipotizzando il messaggio che Biden avrebbe dovuto inviare a Israele dopo lo schiaffo ricevuto sugli insediamenti – voi state guidando da ubriachi. Pensate di poter imbarazzare il vostro unico vero alleato al mondo per soddisfare esigenze politiche interne senza conseguenze? Avete totalmente perso il contatto con la realtà».

Fareed Zakaria scrive su Newsweek che Netanyahu dice che la sicurezza della nazione è la sua principale priorità, ma la sta minacciando. E Martin Indyk, vicepresidente del think tank americano Brookings Institutions ed ex ambasciatore Usa in Israele, mette in guardia Bibi dai rischi che corre se continuerà a tirare troppo la corda: «I nove mesi di duri sforzi americani per ottenere che israeliani e palestinesi tornassero al negoziato corrono seriamente il rischio di andare in fumo. Se i colloqui indiretti dovessero fallire prima ancora di iniziare, Netanyahu verrebbe inevitabilmente incolpato del fallimento».