Medio Oriente: Netanyahu gela Obama, confini '67 indifendibili

Pubblicato il 20 Maggio 2011 22:52 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2011 22:52

Netanyahu (foto LaPresse)

WASHINGTON – ”Non possiamo tornare ai confini del 1967 perche’ per Israele sono indifendibili”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto oggi alla Casa Bianca, in un teso incontro col presidente americano Barack Obama, la proposta avanzata ieri a sorpresa dal presidente Usa. Durante il colloquio Netanyahu ha ribadito che Abu Mazen deve ”scegliere tra Hamas e la pace con Israele”.

L’incontro odierno mirava a far ripartire i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi ormai in stallo da mesi. Nella prima parte sono stati esaminati gli eventi della regione e i due leader hanno concordato che ”si e’ creato un momento di opportunita’ come conseguenza della Primavera Araba ma vi sono anche pericoli”. I due leader hanno espresso ”profonda preoccupazione” per l’atteggiamento di paesi come la Siria e l’Iran.

Obama, pur riconoscendo ‘divergenze’ col suo interlocutore, ha sottolineato che il fine ultimo resta quello di uno stato di Israele sicuro, uno stato ebraico che possa vivere a fianco in pace e sicurezza con uno stato palestinese contiguo, funzionante ed efficace”. Netanyahu era stato spiazzato ieri dal discorso di Obama sulla politica Usa per il Medio Oriente dove l’inquilino dello Studio Ovale aveva annunciato la necessita’ che Israele accetti di ritirarsi lungo le linee antecedenti alla guerra del 1967, sia pure con correzioni di confine, nel contesto degli accordi di pace. Una situazione di confini che Israele considera ”indifendibile” visto che oltre 300 mila coloni israeliani vivono adesso in Cisgiordania. Nessun presidente americano aveva fatto finora del ritorno di Israele ai confini del 1967 la sua politica ufficiale.

”Una vera pace puo’ essere raggiunta solo se il risultato finale consentira’ a Israele di difendersi contro le minacce e la sicurezza d’Israele resta una priorita’ degli Usa nel giudicare qualsiasi accordo di pace”, ha detto oggi Obama. ”E’ molto difficile per Israele negoziare in modo serio con un interlocutore che rifiuta di riconoscere il suo diritto di esistere”, ha affermato Obama. ”Israele non puo’ negoziare con un governo palestinese che e’ appoggiato da Hamas – ha affermato Netanyahu – Non si puo’ chiedere a Israele di negoziare con un governo appoggiato dalla versione palestinese di Al Qaida. Il presidente Abu Mazen ha una semplice scelta da fare: deve decidere se mantenere il suo patto con Hamas o fare pace con Israele”.

Ma Abu Mazen in serata ha confermato da Ramallah il consueto pragmatismo e ha chiesto ad Obama di fare ulteriori sforzi e di adoperarsi con il primo ministro israeliano affinche’ quest’ultimo accetti uno Stato palestinese entro i confini del 1967. Nel suo discorso di ieri Obama aveva inoltre ammonito Israele che lo ”status quo non e’ piu’ sostenibile” e che occorre procedere ad iniziative coraggiose se si vuole rimettere in moto il processo di pace. Obama ha ricevuto oggi il ”sostegno energico” del Quartetto (Usa, Russia, Unione Europea e Onu) per la sua presa di posizione. Da parte israeliana si afferma che gli Stati Uniti non comprendono pienamente la precarieta’ della posizione israeliana: ”Non si puo’ fondare una pace su illusioni – ha affermato oggi Netanyahu – una pace basata sulle illusioni e’ destinata ad essere schiacciata dalla dura realta’ Medio Orientale”.