Obama, perché ha perso. New York Times: “La negatività ha vinto il Senato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2014 10:43 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2014 10:50
Obama, perché ha perso. New York Times: "La negatività ha vinto il Senato"

Obama, perché ha perso. New York Times: “La negatività ha vinto il Senato”

ROMA – Obama, perché ha perso. New York Times: “La negatività ha vinto il Senato”. Se la lettura dei quotidiani italiani a proposito della caduta di Obama insiste sul crepuscolo di un mito, sulla fine dell’illusione, il New York Times propone un’analisi meno aerea e più pragmatica del perché i Repubblicani abbiano conquistato la maggioranza del Congresso. Non è un esercizio retorico. “La negatività ha vinto il Senato” (qui il link all’originale) titola significativamente l’editoriale (a firma collettiva della redazione) che spiega come a occupare per intero la campagna repubblicana di mid-term, con un martellamento ossessivo che ha coinvolto perfino i candidati democratici, ci fosse il fallimento di Obama.

Ai Repubblicani, si legge, piacerebbe poter far credere al Paese che hanno guadagnato il Senato martedì per aver promosso un’agenda credibile e attraente su lavoro, tasse, spesa pubblica. Anche gli elettori più partecipi e attivi nel sostegno dei candidati avrebbero un grande imbarazzo per spiegare quali dei programmi presentati saranno realmente discussi. “Obama ha fallito” e stop: ogni discorso, ogni pubblicità dei repubblicani ha sovrapposto invariabilmente il candidato democratico all’immagine di Obama. Per rilanciare l’economia o per creare nuove opportunità occupazionali il refrain repubblicano suona, come un disco rotto, gli stessi slogan: se togliamo la costruzione dell’oleodotto Keystone, il nulla ben nascosto dietro l’ennesimo taglio di tasse, dietro l’esecrazione dell’Obama care.

Si votavano candidati locali ma la parola d’ordine dell’ultimo giorno è stata “se non sei un votante, non puoi fermare Obama“. I candidati democratici, convinti dalla retorica degli oppositori, hanno fatto a gara nel prendere le distanze da Obama, rifiutandosi di illustrare i sostanziali e innegabili progressi su occupazione e crescita raggiunti dalla sua amministrazione.

Il New York Times, apertamente schierato con questa amministrazione, insiste sul fatto che dai repubblicani non giunga una parola che non sia no. No alla riforma sanitaria, non  alle restrizioni del sistema bancario, no  alla riduzione delle estrazioni petrolifere, no alla riforma sull’immigrazione, no al salario minimo, no a più investimenti sull’istruzione.

Del resto, questa negatività, secondo il NYT, dura da quando Obama si è insediato. Il filibustering selvaggio, l’ostruzionismo parlamentare che ha bloccato ogni tentativo di riforma, ogni serio compromesso politico pure non rinviabile come sull’innalzamento del livello di debito pubblico a un passo dal burrone dello shut-down, è servito a creare quel clima velenoso per cui ogni iniziativa era da contrastare al prezzo della paralisi politica. Clima utile a creare a tavolino l’immagine attuale del presidente.

Mitch Mc Connell, colui che guiderà i repubblicani al Senato, nel 2009 aveva giurato di creare “un inventario delle perdite”per danneggiare Obama precisamente per ottenere i risultati raggiunti oggi. Strategia agevolata, concede il NYT, da alcuni errori dell’amministrazione, come il debutto disastroso dell’Obama care, le indecisioni in politica estera, le rivelazioni sullo spionaggio domestico. I repubblicani sono stati bravi anche a solleticare le paure della classe media nata in America spaventata dall’apertura ai bambini immigrati dai confini meridionali ed enfatizzando il pericolo Ebola. Classe media che comprende, fuori dai ghetti delle grandi città, anche i neri preoccupati dall’ascesa dei latinos.

In teoria, con la maggioranza repubblicana al Congresso si dovrebbero aprire scenari che facilitano il dialogo e il compromesso. Lo sostiene anche Mc Connell: ma dovrà spiegarlo a una pattuglia di senatori più conservatori ed estremisti che mai, obbligati a tener fede alle loro solenni promesse orientate all’ostruzionismo duro e puro. Non sfrutteranno cioè, nemmeno l’handicap democratico dell’anatra zoppa alla Casa Bianca. Per questo “Negativity wins Senate”.