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Usa. Obama dice di infiaschiarsene dei sondaggi, ma poi per farseli fare spende più di Bush

Il presidente Barack Obama ama dire ”sono stato eletto per fare le cose bene, non per fare quello che dicono i sondaggi”. Secondo The Huffington Post non è così. Ossia: nessuno dubita che Obama non faccia del suo meglio come capo dell’esecutivo, ma un orecchio ai sondaggi lo presta anche lui, eccome.

Chi ne fa le spese più di tutti è il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, il quale un giorno sì e l’altro pure deve for fronte ai giornalisti che vogliono sapere perchè la popolarità del presidente sta calando e perchè la gente trova difficile capire ed accettare le sue posizioni politiche.

In un briefing preso a caso (ce n’e’ uno ogni giorno) Jake Tapper della ABC vuole la reazione ufficiale al sondaggio della sua emittente secondo cui il 51 per cento degli americani preferirebbero un Congresso a maggioranza repubblicana piuttosto che democratica (come è adesso). Ed Henry della Cnn vuole sapere perchè nello stesso sondaggio ”sei su 10 americani hanno poca fiducia, o non ne hanno per nulla, nella capacità delpresidente di prendere le decisioni giuste. E’ poi la volta di Chip Reid della CBS il quale vuole sapere perche dal sondaggio del suo network viene fuori che solo il 13 per cento degli intervistati pensa di aver tratto beneficio dal programma economico del presidente.

Un esasperato Gibbs di tato in tanto sfodera una risposta classica per un addetto stampa presidenziale: ”Sapete ragazzi, in tutta onestà, non esiste un sito web al mondo che non abbia un nuovo sondaggio ogni giorno. E se passassimo un sacco di tempo a preoccuparci dei sondaggi piuttosto che della gente che stiamo cercando di aiutare, sono sicuro che rimarreste delusi. Ma, vedete, noi siamo troppo impegnati per starcene a sedere e analizzare i sondaggi”.

”Troppo occupati per guardare i sondaggi? Forse – punzecchia The Huffington Post – ma non troppo poveri per pagarli”. Già, perche mentre Gibbs sfotte i giornalisti ossessionati dai polls che piovono da ogni parte, dietro le quinte della Casa Bianca non solo si fanno ma vengono anche analizzati attentamente. Fino al 9 giugno 2010 l’amministrazione, tramite il Democratic National Committee, ha speso la bella cifra di 4,45 milioni di dollari per realizzare i propri sondaggi con l’aiuto di sette diversi istituti demoscopici, secondo quanto è stato accertato presso i documenti del Center for Responsive Politics.

Il totale riguarda solo i primi 18 mesi dell’amministrazione. Di contro, durante i primi 24 mesi dell’amministrazione dell’ex-presidente George Bush, il Republican National Committee spese in sondaggi 3,1 milioni di dollari, secondo i dati in possesso della Brookings Institution e del Center For Responsive
for Responsive Politics.

Queste spese sembrano contraddire l’immagine che l’amministrazioone e il presidente vogliono proiettare pubblicamente. Durante gli ultimi mesi, scrive The Huffington Post, Gibbs ha pervicacemente smentito che i sondaggi abbiamo avuto un ruolo nella decisione del governo federale di iniziare un’azione legale contro la legge razziale in Arizona, nelle politiche economiche del presidente e nella vicenda della riforma sanitaria.

Sempre in materia di sondaggi, Obama – che scherza con i suoi critici dicendo che le sue politiche non funzionano perchè lui ha il suo proprio sondaggista- quando si fa serio afferma: Io non sono stato eletto per essere popolare. Io sono stato eletto per fare quello che è giusto”.

Tutto ciò puo essere vero, rileva The Huffington Post, ma questa amministrazione, come quelle del passato è molto più interessata al responso dei sondaggi di quanto non lascia intravvedere. Una prova? Ad un certo punto della sua campagna elettorale presidenziale, Obama stava spendendo in sondaggi molto più di quanto non facesse allo stesso punto della campagna Bill Clinton, notoriamente avido dei responsi degli istituti demoscopici.

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