Obama: l’analisi della disillusione, la necessità del cambiamento. Il presidente è guidato da un team inesperto

Pubblicato il 9 Marzo 2010 14:50 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2010 14:50

Da qualche mese a Washington si parla inevitabilmente di questo: l’indice di gradimento sempre più basso di Barack Obama. Dileguatosi il sentimento di assistere al momento storico, scaduta la fiducia in un cambiamento improvviso e radicale, l’America si rivela giorno dopo giorno sempre più scettica nei confronti del suo primo presidente afroamericano.

Un illustre giornalista americano, Leslie Gelb, accorto conoscitore dei dietro le quinte della politica americana e giornalista di prima grandezza, tenta di dare una risposta alla disillusione obamiana dalle pagine del The Daily Best, un aggregatore di notizie statunitense, e tenta anche di apportare la sua soluzione.

La responsabilità, secondo Gelb, ricade in gran parte sul team scelto da Obama per inquadrare la sua azione e coordinare le scelte politiche. La maggior parte dei membri che compongono lo staff presidenziale proviene dal passato di Obama, dalla militanza di Chicago. I «chicagoans» obamiani sono, nel migliore dei casi, personalità di indubbio valore politico e spessore intellettuale, ma anche, inevitabilmente, senza nessuna conoscenza della realtà di Washington.

La situazione è tale da spingere Gelb ad usare la formula impietosa di un « presidente inesperto guidato da un team inesperto ».

La conclusione del ragionamento è perentoria, il presidente deve cambiare team, e deve farlo velocemente. Non si tratta semplicemente di quello che da noi si chiamerebbe, con una metafora di cucina, un rimpasto. Il presidente americano deve liberarsi della sua vecchia guardia e portare nello studio ovale uomini e donne più consumati, che hanno già fatto le loro armi a Washington e in campo internazionale. Altrimenti, è l’amara conclusione, il ruolo di Obama si ridurrà a quello di un oratore di successo.

Il giornalista si addentra poi in un toto-nomi di rara perizia. Tra i personaggi che per primi dovranno partire ci sono i consiglieri Hamilton Jordan e Jody Powell, ma soprattutto, Rahm Emanuel, il capo dello staff della Casa Bianca. Elencando i possibili sostituti, Gelb passa in rassegna una fetta delle elite di Washington, mostrando la sua impareggiabile conoscenza dell’alta società politica e giornalistica.

E conclude: « per guidare il mondo e l’America, Obama deve andare al di là della sua propensione a trattare i problemi come rompicapo intellettuali. Il grande compito del governare richiede intuizione nel capire cosa è raggiungibile, quali bottoni spingere e quando, come guadagnare tempo per conservare il potere, come scendere a compromessi senza retorica, come evitare i fallimenti e come riuscire nelle piccole e nelle grandi sfide. Con un team versato in queste tecniche e in queste arti, il presidente Obama e l’America otterranno il successo ».