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Omicidio Jfk: nei file desecretati mafia, Kgb, sottomarini sovietici e Cuba

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La sfilata a Dallas in cui venne ucciso Jfk (Foto Ansa)

NEW YORK – Mafia, servizi segreti russi, sottomarini sovietici e dittatori cubani: sono gli ingredienti di uno dei gialli più celebri della storia americana, se non il più celebre. L’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. 

Gli ultimi elementi di questo mistero arrivano dai file desecretati da Donald Trump la settimana scorsa, 54 anni dopo l’assassinio a Dallas del presidente più amato degli Stati Uniti.

Il retroscena di quel 22 novembre del 1963 è raccontato su Repubblica da Alberto Flores d’Arcais. Il giorno prima, il 21 novembre, due uomini si incontrarono nella città texana: Jack Ruby, proprietario di night club che due giorni dopo avrebbe assassinato Harvin Lee Oswald nei sotterranei della polizia di Dallas nonostante gli agenti di scorta, e Bob Vanderslice, un uomo che bazzicava il mondo delle scommesse clandestine e che era diventato un informatore del Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale delle tasse.

Racconta Flores d’Arcais:

«Ti piacerebbe venire a guardare i fuochi d’artificio?» . Con queste parole Jack aveva invitato Bob ad accompagnarlo in quella strada di Dallas dove sarebbe passato il corteo del presidente Usa, parole curiose a rifletterci dopo l’assassinio del secolo. Vanderslice se ne ricordò anni più tardi, quando decise di raccontare tutto all’agente Irs con cui era in contatto e promettendo di spifferare quello che sapeva anche al Fbi. Aggiunse, per correttezza di cronaca, che «subito dopo la sparatoria» Ruby si diresse velocemente «e senza fiatare» verso il palazzo del Dallas Morning News, il quotidiano cittadino. Quando si rividero erano ambedue in galera (Ruby per l’omicidio Oswald, l’informatore per crimini minori) ed ebbero modo di “ conoscersi meglio”. Fu forse allora che Vanderslice decise che tutto sommato era meglio non raccontare nulla al Fbi (cosa che fece).

Proprio dalla testimonianza di Vanderslice emergono diverse cose che non tornano:

Qualche isolato (ma prezioso) indizio in questi ultimi files si può però trovare, ad esempio, sul ruolo dell’Unione Sovietica. Stando ai nuovi documenti, al Bureau le ipotesi di un complotto per uccidere Jfk iniziano a circolare già nel 1962, quando «un individuo che si definiva autista polacco presso l’ambasciata dell’Urss» a Canberra, Australia, si mette in contatto con agenti Usa rivelandogli che il Cremlino stava finanziando un piano per assassinare il presidente Usa. La Cia non gli dà molto credito. Ma con una telefonata anonima – ricevuta il 19 ottobre 1962 – un uomo, che viene «ritenuto la stessa persona», si rifà vivo. Richard Helms, che diventerà direttore della Cia, scrive (dopo l’assassinio di Dallas) un memo indirizzato al procuratore James Lee Rankin legando la telefonata dell’autista polacco anche a quella ricevuta il 23 novembre 1963, immediatamente dopo la morte del presidente. Un uomo, che sosteneva di essere lo stesso autore della telefonata del 1962, rivelava ulteriori dettagli: una strana storia di «cinque sottomarini sovietici che portavano truppe a Cuba e 100mila dollari pronti per uccidere Jfk».

Al centro di questo racconto c’è il ruolo dell’ambasciata sovietica a Città del Messico (dove Oswald trascorse alcuni giorni prima di Dallas) e soprattutto quello di Yuriy Ivanovich Moskalev, uomo del Kgb che entrava e usciva da quella ambasciata e che nell’ottobre 1963 entrò come scienziato negli Stati Uniti. Moskalev somigliava molto a ‘Saul’, all’anagrafe Mario Tauler Sague, nato e cresciuto nella Germania dell’Est, colui che, secondo molti, diede ad Oswald il fucile con cui uccise Jfk.

Prosegue il racconto di Flores:

Mario Tauler Sague, secondo altre fonti, faceva invece parte del gruppo contro-rivoluzionario La Cruz che (finanziato dalla Cia e con l’appoggio della Mafia italo-americana) entrò a Cuba nell’estate del 1960 per tentare di assassinare Fidel Castro.

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