Thailandia, Bangkok: Ripresi gli scontri, soldati sparano, governo intima la resa ai rossi

Pubblicato il 16 Maggio 2010 12:11 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2010 20:46

Il governo ha intimato alle camicie rosse di arrendersi mentre nuovi  scontri sono in corso nei pressi dell’incrocio Din Daeng, a Nord del presidio delle camicie rosse a Bangkok: i dimostranti lanciano razzi e petardi contro i cecchini appostati sugli edifici accanto al Century Park hotel. Lo riferisce via Twitter un cronista dell’ANSA sul posto.

Sempre tramite il servizio di micro-messaggi, il giornalista free-lance Andrew Marshall riferisce del ferimento di uno straniero a Rama IV, a sud del presidio. L’uomo, di cui non si conosce la nazionalità, sarebbe stato colpito alle gambe. Un altro civile e’ rimasto invece ucciso secondo fonti dei soccorsi.

Il corrispondente della Bbc sul posto, Alastair Leithead, riferisce via Twitter che l’esercito spara sui dimostranti nell’area di Rama IV, la strada a sudest del presidio delle camicie rosse. “Sto filmando l’esercito che spara con gli M16 sui dimostranti disarmati che stavano dando fuoco ai pneumatici a Rama IV”, ha scritto Leithead. Sul posto sono arrivate delle ambulanze: ci sarebbe almeno un ferito, colpito al torace.

Una densa nube di fumo nero, originata dai pneumatici dati alle fiamme dai dimostranti, avvolge l’area intorno a Din Daeng, a nord del presidio delle camicie rosse a Bangkok. Lo riferisce via Twitter un cronista dell’ANSA sul posto.  dimostranti hanno acceso almeno dieci roghi con i pneumatici.

Il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha lanciato in mattinata un nuovo appello a una fine pacifica della crisi, che preoccupa sempre di più i paesi stranieri. “Oggi – ha detto in tv alle camicie rosse – la cosa migliore è mettere fine alle manifestazioni”, che “sono infiltrate dai terroristi” e “non sono democratiche”.

Nessun coprifuoco verrà per ora imposto a Bangkok : lo annunciano i militari thailandesi, che giudicano la misura al momento “non necessaria. “Non è ancora necessario imporre una tale misura, temiamo che l’impatto negativo sul pubblico possa annullare i benefici”, ha dichiarato il generale Aksara Kerdphon della task force emergenze (Cres). Il governo aveva preannunciato stamani l’imposizione del coprifuoco nelle aree “calde” della capitale dalle 23 alle 5 del mattino.

Le autorità thailandesi intendono predisporre un servizio di evacuazione per donne, bambini e anziani dall’accampamento delle ‘camicie rosse’ nel centro di Bangkok. Il blocco dell’esercito attorno al presidio dei ‘rossi’ ha fatto diventare scarse le riserve di cibo a disposizione delle circa seimila persone ancora all’interno dell’accampamento eretto lo scorso 3 aprile. Chi lascerà la “città nella città” delle camicie rosse, ha aggiunto Samsern, non verrà perseguito.

Uno dei leader della protesta delle ‘camicie rosse’ thailandesi che occupano un intero quartiere della capitale Bangkok, ha detto oggi che il re resta “l’unica speranza” per una soluzione pacifica della crisi. Jatuporn Prompan, uno dei leader della protesta antigovernativa, ha spiegato: “Non possiamo considerare altra possibilità che fare appello alla bontà di re Bhumibol Adulyadej….credo che numerosi thailandesi ritengano ugualmente che Nostra Maestà è l’unica speranza”.

Jatuporn Prompan ha ricordato che il re, considerato come un semidio da molti thailandesi, era intervenuto in passato in crisi politiche gravi. Il sovrano, che ha 82 anni, è in ospedale dal settembre scorso e finora non si è espresso sulla crisi scoppiata con le proteste delle ‘camicie rosse’.

Il re è apparso in tv alla fine di aprile esortando i magistrati recentemente nominati a fare il loro dovere ma non ha fatto diretto riferimento alla crisi attuale. Bhumibol, che regna dal 1946 non ha alcuna prerogativa costituzionale, ma esercita una forte influenza psicologica e una autorità morale che lo fa ritenere l’unica persona in grado di risolvere la crisi e ricompattare i thailandesi.

Leader della protesta dei ‘rossi’ hanno anche detto  di essere pronti al negoziato se le truppe del governo smetteranno di sparare e di volere l’Onu come mediatore dei colloqui, ma il governo ha rifiutato.

Il governo thailandese ha inoltre esteso ad altre 5 province del Paese lo stato di emergenza, e proclamato domani e martedì giorni festivi. Lo ha annunciato un portavoce del governo. Lo stato di emergenza era già stato applicato a Bangkok ed in altre 17 province, la gran parte delle quali nel nord del Paese, bastione del movimento delle camicie rosse.

Altre quattro persone sono poi morte negli scontri tra esercito e manifestanti anti-governativi. Lo riferiscono fonti ospedaliere. Il bilancio complessivo delle vittime di oggi sale così a cinque, 33 in tre giorni, 59 dalla metà di marzo quando é cominciata la protesta delle ‘camicie rosse’. Sono 221 i feriti da giovedì scorso.