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P3, caso Marra: Csm dispone deposito degli atti

Si è tenuta, nella mattinata di lunedì 26 luglio, l’istruttoria del Consiglio superiore della Magistratura chiamata a pronunciarsi dul trasderimento del del presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra coinvolto nell’inchiesta sulla P3.

La Prima Commissione del Csm ha chiuso l’istruttoria sul caso disponendo il deposito degli atti. Un atto che prelude – spiegano a Palazzo dei Marescialli – alla richiesta di trasferimento d’ufficio per incompatibilità  ambientale per il magistrato, accusato di essersi rivolto all’ex giudice tributario Pasquale Lombardi per esercitare pressioni su consiglieri del Csm al fine di favorire la sua nomina alla presidenza della Corte d’appello di Milano. Sulla richiesta si pronuncerà definitivamente  il prossimo Csm.

Marra doveva essere ascoltato dalla Prima Commissione del Csm, ma già nei giorni scorsi aveva annunciato tramite il suo difensore, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo, l’intenzione di non presentarsi. ”L’audizione era un atto a garanzia dell’interessato, non serviva ai fini dell’istruttoria” dice uno dei componenti della Commissione Mario Fresa, spiegando così la decisione presa oggi all’unanimità (ma erano assenti il laico del Pdl Gianfranco Anedda e il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti) di chiudere l’indagine su Marra, che ora avrà comunque venti giorni di tempo per presentare al Csm le sue memorie difensive ed eventuali richieste istruttorie.

La Commissione aveva già acquisito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Roma nei confronti dell’associazione segreta che sarebbe stata messa in piedi da Flavio Carboni, Lombardi e dall’imprenditore Arcangelo Martino e in cui si parla della nomina di Marra.E un’intervista rilasciata da Marra al Fatto Quotidiano, e che riguardava il secondo addebito che gli muove il Csm: e cioè il fatto che una volta nominato al vertice della Corte d’appello di Milano gli sia stato chiesto da amici di Lombardi di verificare al meglio il ricorso del presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni contro l’esclusione della sua lista dalle elezioni regionali.

In quell’intervista il magistrato aveva detto di aver messo alla porta i suoi interlocutori. Ma evidentemente non ha convinto i consiglieri di Palazzo dei marescialli. ”Proprio questa vicenda dà l’idea di un esercizio della giurisdizione non più indipendente e imparziale sotto il profilo dell’immagine esterna, visto che qualcuno si è sentito legittimato a bussare alla porta del presidente della Corte d’appello di Milano per chiedere un favore”, osserva ancora Fresa.

Ed è lo stesso consigliere a spiegare che il deposito degli atti ha come conseguenza la richiesta di un trasferimento d’ufficio per incompatibilità . ”Per una proposta di archiviazione non sarebbe stato necessario il deposito degli atti, un’incombenza che prelude inevitabilmente invece a una richiesta di trasferimento d’ufficio”. Ma sulla strada del trasferimento d’ufficio da parte del Csm c’è un ostacolo pesante: l’iniziativa disciplinare assunta nei confronti di Marra dal procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito per le stesse vicende che gli vengono contestate da Palazzo dei marescialli. Le due procedure non potrebbero procedere parallelamente, visto che con la riforma dell’ordinamento giudiziario il Csm può disporre il trasferimento d’ufficio solo per fatti che non costituiscono illeciti disciplinari.

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