Il Papa dice “sì, a volte”: Chiesa e condom, una storia difficile

Pubblicato il 21 Novembre 2010 10:03 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2010 15:17
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Papa Ratzinger

Una storia non facile, una serie di nette chiusure seguite a timide aperture, sempre però rientrate dietro un secco e pesante ufficiale ”no al profilattico”. Il rapporto tra Chiesa e preservativo ha segnato in particolare gli anni della lotta all’Aids, con da una parte i missionari che distribuivano, e distribuiscono, di nascosto i condom e dall’altra la gerarchia compatta nel dire ‘no’. E non solo, ma spesso con vescovi locali impegnati nel propagandare che la diffusione del profilattico poteva addirittura aumentare il contagio della malattia.

Eppure c’è chi racconta ch in Africa, in Kenya in particolare, è sufficiente parlare con i preti, specie i padri missionari, per avere la conferma che ormai da tempo, seppur informalmente, spingono la gente, e non solo le coppie ufficiali, a ricorrere al condom. Nel silenzio ufficiale.

Ma, al di là degli studi del Sant’Uffizio, l’idea che il preservativo possa essere considerato come un ”male minore” non è né nuova né estranea al pensiero della Chiesa né in contrasto con il catechismo.

Il ‘no’ cattolico al profilattico è categorico per la funzione anticoncezionale, visto che per la dottrina il rapporto sessuale deve restare aperto alla procreazione. Diverso il caso in cui uno dei partner sia affetto da una malattia contagiosa: in tale situazione non pochi confessori suggeriscono la possibilità che la coscienza degli sposi scelga il profilattico. Il concetto di ”male minore” fu usato, ad esempio, dal cardinale belga Godfried Danneels nel 2006: ”Se permette la protezione della vita non ha un rilievo solo sessuale. Se un uomo malato di Aids obbliga una donna ad avere relazioni sessuali, lei deve poter imporre il preservativo, altrimenti si aggiunge un altro peccato, l’omicidio”.

Nell’aprile 2006, di ”male minore” aveva parlato anche il cardinale Carlo Maria Martini, secondo cui ”Lo sposo affetto dall’Aids – spiega – è obbligato a proteggere l’altro partner e questi pure deve potersi proteggere”. Una voce autorevole che si era registrata finora era stata quella del cardinale svizzero George Cottier, ex Teologo della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II.

Cottier nel 2005 aveva motivato il suo pensiero argomentandolo con quello che in teologia è costituito dal ”male minore”: in circostanze particolari, aveva detto, ”può essere considerato legittimo” usare il condom per impedire il contagio in zone dove circola tanta droga o dove esiste molta promiscuità associata a grande miseria, come in tante zone dell’Asia o dell’Africa. Persino i vescovi spagnoli, sempre nel 2005, avevano fatto sentire la loro voce in materia. I primi, invece, che avevano portato all’attenzione dei mass media la dibattuta ‘quaestio’ sulla liceità morale erano stati i prelati francesi con una dichiarazione risalente al 1989, anche se il caso vero e proprio, in tutta la sua evidenza, è esploso nel 1995 quando l’ex vescovo di Evreux, monsignor Jacques Gaillot, interveniva apertamente a favore dei contraccettivi. La posizione di Benedetto XVI, però, finora era stata di netta chiusura. Nel marzo dell’anno scorso, in volo verso l’Africa, a proposito di prevenzione dell’Aids aveva usato parole inequivocabili: la diffusione della malattia, aveva ammonito, ”non si può superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi aumentano il problema”. Poi l’apertura al sì, forse.

Un percorso già tracciato quindi, nessuno stupore per le parole del papa. Questa sembra essere la linea sposata dala Chiesa oggi, forse per evitare un eccesso di entusiasmo di chi vede nelle parole del pontefice un’apertura alle istanze di tanti cattolici. Il ”ragionamento del Papa” sull’utilizzo del profilattico ”non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria”. E’ quanto afferma il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, in una nota sulle parole del Papa sulla questione dei profilattici.

”In ciò, il ragionamento del Papa non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria. Numerosi teologi morali e autorevoli personalità ecclesiastiche hanno sostenuto e sostengono posizioni analoghe; è vero tuttavia che non le avevamo ancora ascoltate con tanta chiarezza dalla bocca di un Papa, anche se in una forma colloquiale e non magisteriale. Benedetto XVI ci dà quindi con coraggio un contributo importante di chiarificazione e approfondimento su una questione lungamente dibattuta”, conclude Padre Lombardi.