Papa Francesco rimuove il cardinale conservatore Usa Raymond Burke

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 17 Dicembre 2013 10:38 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2013 15:59
Papa Francesco rimuove il cardinale conservatore Usa Raymond Burke

Papa Francesco (nella foto la copertina del New Yorker, “Snow angel”) rimuove il cardinale conservatore Usa Raymond Burke

NEW YORK – Papa Francesco rimuove il cardinale conservatore Usa Raymond Burke. Papa Francesco ha rimosso lunedì 16 dicembre il cardinale Raymond Burke dalla Congregazione dei Vescovi sostituendolo con il cardinale Donald Wuerl di Washington: come nota il New York Times in prima pagina (“Pope backs his message by curbing a cardinal”) il pontefice ha inteso rafforzare il suo messaggio apostolico per una Chiesa inclusiva e non ossessionata dai temi etici come aborto e divorzio con una semplice mossa, ridimensionare il peso politico di quello che è considerato “l’emblema di un mondo conservatore che sta morendo” (Alberto Melloni, intervistato dal Nyt).

Anche solo per lo stile che si sono imposti, Bergoglio e Burke non potrebbero essere più distanti: mentre il Papa tiene a presentarsi in vesti umili (oggi, nel giorno del suo compleanno ha fatto colazione con 4 clochard), al secondo piace far rilucere la potenza ecclesiale indossando la cappa magna, una veste di seta rossa con lungo strascico. Ma è sui contenuti, o meglio sull’uso agonistico e rivendicativo dei valori che si registra la massima distanza. Ancora qualche giorno fa, intervistato da un network cattolico, l’ex arcivescovo di S. Louis non aveva lesinato critiche al nuovo corso papale: “Uno potrebbe avere l’impressione, o almeno è quanto si ricava dai media, che il Papa pensi che parliamo troppo di aborto, troppo dell’integrità del matrimonio inteso tra un uomo e una donna. Ma non potremo mai parlare abbastanza di tutto ciò”.

La Congregazione dei Vescovi è il più importante braccio politico della Chiesa Romana, è da qui che passano le nomine dei vescovi in tutto il mondo, è qui che si decide l’assegnazione di posti decisivi nell’amministrazione territoriale. Papa Bergoglio ha raccolto la sfida riformista senza annunciare chissà quali svolte dottrinarie: il soft power esercitato si risolve nell’allontanamento delle figure più divisive, come appunto Burke, ammiratore di un ritorno alla ritualità delle origini (il ripristino della messa tridentina) e della chiusura totale nei confronti dei politici ideologicamente non contrari a priori all’interruzione di gravidanza e ai matrimoni gay (anche Obama fu oggetto di critiche, per il governatore di New York Andrew Cuomo l’accusa fu di libertinaggio pubblico perché conviveva). Per loro, i politici cattolici in odore di eterodossia, una specie di scomunica: negato il sacramento della comunione.

Non la pensa così Papa Bergoglio che ha avuto modo di ribadire, per esempio a proposito della comunione, che essa non è un premio che si può conferire o meno, ma un sacramento, qualcosa che alimenta e cura le anime. La svolta del Pontefice è salutata in maniera particolare dagli intellettuali di area liberal del Paese, convinti di avere oggi un interlocutore dove, fino a Ratzinger, avevano incontrato un muro di ostilità. Sono lontani i giorni della battaglia mediatica quotidiana sulla ricerca di verità e responsabili negli scandali dei preti pedofili, con il predecessore di Bergoglio che al massimo faceva la figura dell’insabbiatore.

Time ha dedicato a Papa Francesco la copertina come persona dell’anno. Il New Yorker lo immortala sul suo ultimo numero come “Snow angel” (angelo della neve, vedi foto a sinistra) a testimonianza che il rinnovamento incarnato da quest’uomo che ha appena compiuto 77 anni, ha colpito nel segno in un’America dove il cattolicesimo integralista si era ritagliato un ruolo intransigente al limite del settarismo.