Il Papa sulla Chiesa: “Il pericolo non sono le persecuzioni ma il male che inquina dall’interno”

Pubblicato il 29 Giugno 2010 10:26 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2010 11:12

Papa Benedetto XVI

Il ”pericolo più grave” per la Chiesa oggi non viene dalle ”persecuzioni” esterne ma dal male che la ”inquina” dall’interno. Lo ha affermato Benedetto XVI, senza citare direttamente lo scandalo della pedofilia, durante l’omelia della messa celebrata nella basilica vaticana in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo.

”Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni”, ha detto il Papa nell’omelia.

”Queste, però – ha proseguito -, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto”.

Citando l’apostolo Paolo, Benedetto XVI ha fatto cenno ”ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa”, e anche agli ”atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera”.

Sempre facendo riferimento ai testi paolini, il Papa ha comunque aggiunto che ”vi è una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la credibilità”.

”Il ministero petrino è garanzia di libertà” per la Chiesa, sia nei confronti dei ”poteri locali, nazionali o sovranazionali, sia nel senso della piena adesione alla verità, all’autentica tradizione, così che il Popolo di Dio sia preservato da errori concernenti la fede e la morale”, ha detto il Papa facendo riferimento all’imposizione del ”pallio” che oggi riguarda 38 nuovi arcivescovi metropoliti, tra cui quattro italiani.

”La comunione con Pietro e i suoi successori – ha spiegato il Pontefice – è garanzia di libertà per i Pastori della Chiesa e per le stesse Comunità loro affidate”. Lo è, secondo il Papa, ”sul piano storico”, perché ”l’unione con la Sede Apostolica assicura alle Chiese particolari e alle Conferenze Episcopali la libertà rispetto a poteri locali, nazionali o sovranazionali”. E lo è, ”più essenzialmente”, nel senso ”della piena adesione alla verità, all’autentica tradizione, così che il Popolo di Dio sia preservato da errori concernenti la fede e la morale”.

Secondo il Pontefice, ”il fatto che, ogni anno, i nuovi Metropoliti vengano a Roma a ricevere il Pallio dalle mani del Papa va compreso nel suo significato proprio, come gesto di comunione, e il tema della libertaà della Chiesa ce ne offre una chiave di lettura particolarmente importante”.

”Questo – ha proseguito – appare evidente nel caso di Chiese segnate da persecuzioni, oppure sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove. Ma non è meno rilevante nel caso di Comunità che patiscono l’influenza di dottrine fuorvianti, o di tendenze ideologiche e pratiche contrarie al Vangelo”.

Il Pallio dunque diventa, in questo senso, ”un pegno di libertà, analogamente al ‘giogo’ di Gesu’, che Egli invita a prendere, ciascuno sulle proprie spalle”. Secondo Ratzinger, ”come il comandamento di Cristo – pur esigente – è dolce e leggero e, invece di pesare su chi lo porta, lo solleva, così il vincolo con la Sede Apostolica – pur impegnativo – sostiene il Pastore e la porzione di Chiesa affidata alle sue cure, rendendoli più liberi e più forti”