Putin: “C’è il rischio di una guerra nucleare e della fine della civiltà”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 dicembre 2018 12:19 | Ultimo aggiornamento: 20 dicembre 2018 14:34
Putin: "C’è il rischio di una guerra nucleare e della fine della civiltà"

Putin: “C’è il rischio di una guerra nucleare e della fine della civiltà” (Foto Ansa)

MOSCA  – “Il mondo sta sottovalutando il pericolo di una guerra nucleare”: il presidente russo, Vladimir Putin, non usa mezzi termini. Con il suo solito stile, controllato ma diretto, spiega come lo “sfacelo” del sistema di deterrenza internazionale, acuito dalla decisione degli Stati Uniti di uscire dal trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, il Trattato sulle forze nucleari a medio raggio) “aumenta l’incertezza”. Il riferimento è al fatto che il trattato aveva eliminato il rischio di nuove crisi nucleari in Europa, proibendo la presenza di missili a corto raggio. Quel trattato era stato sottoscritto da Ronald Reagan e da Mikhail Gorbachev. Da tempo il presidente Usa Donald Trump accusa i sovietici di aver violato questo accordo, e ha annunciato di voler uscire dal patto, tornando a mettere missili nucleari a corto raggio in Europa, e non solo in Francia e Germania, ma anche in Lituania e Polonia, Paesi Nato un tempo nell’orbita russa a pochi passi dal confine della Federazione. 

“Le armi della Russia – ha aggiunto Putin – servono a mantenere la parità strategica e se arriveranno i missili in Europa poi l’Occidente non squittisca se noi reagiremo. Ma io confido che l’umanità avrà abbastanza buon senso per evitare il peggio”, ha detto durante la conferenza stampa annuale. In particolare, ha aggiunto, l’idea che starebbe prendendo piede in Occidente di “usare armi nucleari a bassa potenza, per uso tattico” denuncia un abbassamento della soglia di attenzione verso il pericolo di una catastrofe atomica, che “potrebbe portare alla morte di tutta la civiltà e forse alla fine del pianeta”.

Il presidente russo è stato algidamente duro: “L’Occidente usa la russofobia e le sanzioni per contenere la potenza della Russia”, ha aggiunto. “Non c’è nulla di nuovo, la Russia ha vissuto per tutta la sua storia, nell’800 e nel ‘900, con qualche forma di restrizioni, basta leggere il carteggio dei diplomatici”, ha aggiunto Putin. “Il caso Skripal è servito solo come mezzo per introdurre altre sanzioni ma l’economia russa ormai si è adattata alle sanzioni, che per certi versi hanno portato anche dei vantaggi”.

Putin ha poi parlato della crisi con l‘Ucraina e dello scontro sul Mar Nero di fine novembre, definendolo “una provocazione” organizzata da Petro Poroshenko che ha permesso al presidente ucraino di aumentare la sua popolarità in vista delle presidenziali della prossima primavera.

Il leader del Cremlino ha dichiarato che i 24 marinai ucraini catturati a fine novembre dalle forze russe dopo lo scontro al largo della Crimea hanno violato i confini marittimi russi e il loro futuro sarà noto dopo la fine dell’inchiesta e del processo a loro carico in Russia.