Putin: “La Turchia sta con l’Isis, conseguenze tragiche”

di Anna Boldini
Pubblicato il 24 Novembre 2015 17:03 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 17:56
Putin: "La Turchia sta con l'Isis, conseguenze tragiche"

Vladimir Putin

ROMA – “La Turchia sta con l‘Isis”: Vladimir Putin accusa direttamente Ankara. Dopo l‘abbattimento del jet russo di martedì mattina il capo del Cremlino abbandona ogni prudenza diplomatica. “E’ stata una pugnalata alle spalle, che avrà conseguenze tragiche”, avverte.

La situazione è precipitata in poche ore. Martedì mattina un jet Su-24 dell’aviazione russa in azione contro l’Isis e a sostegno delle forze governative di Bashar al Assad è stato abbattuto da due F-16 turchi. Secondo il ministro dell’Interno Ahmet Davutoglu, il jet era sconfinato nello spazio aereo turco, ed era stato avvertito “dieci volte in cinque minuti, invano”. Quindi era stato colpito.

Una tesi negata da Mosca, secondo cui il jet si trovava ad un chilometro dal confine. E in effetti i due piloti che si sono eiettati e lanciati con il paracadute sono atterrati in territorio siriano, in una zona vicino a Latakia riconquistata dai ribelli anti-Assad. E questi non c’hanno pensato due volte quando si sono visti arrivare dal cielo uno dei due militari dell’esercito russo. Gli hanno sparato, uccidendolo, e poi hanno ballato sul suo corpo, filmando tutto e diffondendo il video su internet, come nell’ormai consolidato rito dei terroristi islamici. E adesso danno la caccia all’altro militare, mentre un elicottero russo viene colpito, proprio da loro, e costretto ad un atterraggio di emergenza nel nord-ovest del Paese. La rivendicazione è arrivata via YouTube con le immagini dell’abbattimento caricate sul canale della brigata 1st Coastal Division. Il velivolo in cerca dei piloti del caccia abbattuto dai turchi è stato a sua volta fatto precipitare sotto il fuoco dei ribelli siriani.

Putin non c’ha visto più. Dal suo incontro a Sochi, sul Mar Nero, con il re giordano Abdullah II, ha accusato senza mezzi termini la Turchia di proteggere l’Isis, l’ha definita “complice del terrorismo” e ha tirato in ballo anche gli altri Paesi (leggasi i sunniti Paesi del Golfo) che foraggiano il cosiddetto Stato Islamico: “Se l‘Isis ha questi soldi, che ammontano a decine, centinaia di milioni, forse miliardi di dollari, grazie alla vendita del petrolio, e per di più ha la protezione armata di interi stati allora è chiaro perché si comportano in maniera così arrogante e prepotente”.

Il presidente russo ha rimproverato anche gli Stati Uniti, dal momento che la Turchia ha colpito il jet russo nonostante l’accordo tra Mosca e Washington per evitare incidenti tra gli aerei militari russi e quelli della coalizione a guida Usa di cui la Turchia fa parte.

Subito dopo l’abbattimento, Ankara si è rivolta alla Nato e all’Onu, scrivendo che “la Turchia non esiterà ad esercitare i propri diritti che scaturiscono dalle leggi internazionali per proteggere la sicurezza dei suoi cittadini”. Nelle stesse ore Mosca mobilitava la nave da guerra Yamal, che ha attraversato lo stretto dei Dardanelli, nel nord-ovest della Turchia, dirigendosi nel Mediterraneo, e quindi, probabilmente, verso la Siria.