Qassim Suleimani, l’uomo di Teheran che guida la guerra ombra iraniana in Iraq

Pubblicato il 4 ottobre 2012 13:31 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2012 15:41
qassim suleimani

Il generale iraniano a capo dei Guardiani della Rivoluzione Qassim Suleimani

ROMA – Chi è Qassim Suleimani? Documenti classificati dall’intelligence, dichiarazioni di comandanti dell’esercito americano, il generale Petraeus in testa, aiutano a comporre il ritratto dello sfuggente capo assoluto della “guerra ombra” condotta dall’Iran nel vicino Iraq, responsabile della fornitura di missili a Hezbollah in Libano, del sostegno incondizionato al regime di Bashar Assad in Siria. Suleimani, comandante delle milizie, i Guardiani della Rivoluzione, risponde solo all’autorità dell’ayatollah Khamenei, la Guida Suprema. Un uomo che parla a bassa voce, ingrigito, l’esatta antitesi del “bombastico” Ahmadinejad. Un punto sull’ineffabile figura della politica estera iraniana l’ha fatto Micheal R. Gordon con il suo ultimo libro (The end-game: the inside story of the struggle for Iraq, from George W. Bush to Barack Obama”. Un ampio estratto è uscito sul New York Times il 4 ottobre.

Considerato il “male in persona” dal generale Petraeus (lettera al segretario di Stato Gates), all’epoca dell’invasione dell’Iraq, Suleimani è un ufficiale che il suo cursus honorum l’ha cominciato durante la guerra Iran-Iraq. Una guerra distruttiva e sfiancante, combattuta nelle trincee, un logorio di otto anni degno della prima guerra mondiale. Quella guerra l’ha segnato per sempre, “non è mai realmente finita per lui – assicura l’ex ambasciatore Usa in Iraq Ryan Crocker –  il suo obiettivo strategico è la vittoria totale nei confronti dell’Iraq o, se non fosse possibile, creare e influenzare un Iraq imbelle”.

In Iraq le milizie sciite eterodirette da Tehran avevano un obiettivo semplice: procurare il caos e ergersi a risolutori dei conflitti. Quando la zona verde di Baghdad fu tempestata di missili nel 2008, il vicepresidente iracheno gli domandò in un incontro a Tehran se ci fosse lui dietro quegli attacchi, Suleimani rispose beffardo: “Se vanno a segno, allora sì sono i miei”.