Russia-Ucraina, voglia di tregua. Ma Obama non si fida

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 settembre 2014 14:21 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2014 14:49
Russia-Ucraina, voglia di tregua. Ma Obama non si fida

Petro Poroshenko (a sinistra) e Vladimir Putin (Foto Lapresse)

KIEV – Russia e Ucraina fanno le prove di una tregua. Almeno così sembra dagli annunci ufficiali, poi altrettanto ufficialmente ridimensionati, di un “cessate il fuoco”. Prima il sito della presidenza ucraina parlava di una tregua “permanente”, poi l’aggettivo è scomparso, mentre da Mosca il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, si affrettava a spiegare che Vladimir Putin e Petro Poroshenko hanno sì parlato di un cessate il fuoco, ma solo dei passi necessari per ottenerlo. E prendeva le distanze dalle trattative: “La Russia non è parte in causa”. Ma ha chiesto le condizioni per il cessate il fuoco: ritiro delle truppe ucraine dal sud-est, cessazione delle azioni militari dei ribelli, esclusione dell’uso dell’aviazione contro i civili, pieno e oggettivo controllo internazionale del cessate del fuoco, scambio di prigionieri, apertura di corridoi umanitari per i rifugiati e la consegna di carichi di aiuti umanitari alla popolazione del Donbass, oltre all’invio di squadre per la ricostruzione delle infrastrutture sociali locali.

Mentre arrivava l’annuncio dal Cremlino, a Kiev il premier ucraino, Arseni Iatseniuk, parlava, in Consiglio dei ministri, di un non meglio precisato ‘Progetto Muro’ per “costruire una vera frontiera con la Russia”, Paese quest’ultimo che a suo avviso dovrebbe essere indicato come “aggressore” nella nuova dottrina di difesa ucraina. Di tutti questi annunci e contro-annunci il presidente americano, Barack Obama, si fida poco.

Tallin per incontrare i leader dei Paesi baltici, a 24 ore dal vertice Nato in Galles che avrà all’ordine del giorno non solo la situazione in Iraq e Siria ma anche quella in Ucraina, il capo della Casa Bianca dice di augurarsi una situazione politica, e allo stesso tempo conferma il “sostegno totale” ai Paesi baltici e annuncia nuove esercitazioni militari al confine con la Federazione Russa.

In Ucraina, nel frattempo, le forze lealiste hanno lasciato Donetsk, ormai completamente nelle mani dei separatisti filorussi. I leader dell’autoproclamata Repubblica hanno fatto sapere di essere pronti a risolvere politicamente il conflitto con Kiev se le forze governative osserveranno il cessate il fuoco: “Se questo non è un altro trucco politico di Kiev come quello che abbiamo visto in estate, e loro hanno deciso realmente di fermare le armi, questo aiuterà a spostare il processo su un canale politico”, ha detto il vice capo del Consiglio supremo, Miroslav Rudenko.

La Nato stessa ormai dà per scontato che la partita in Ucraina orientale sarà vinta dalla Russia. Ora le attenzioni dell’Alleanza atlantica si concentrano su Polonia e Paesi baltici, per arginare eventuali nuove mire di Mosca.

Solo poche ore prima degli annunci di un possibile cessate il fuoco la tensione tra Mosca e Kiev era salita dopo la scoperta della morte di Andrei Stenin, fotogiornalista russo dell’agenzia di stampa Ria Novosti. Ad infastidire la Russia era stato anche il fatto che nelle ultime settimane l’Ucraina aveva ipotizzato delle trattative per il rilascio di Stenin, facendo credere che fosse ancora vivo. Il fotografo non è del resto l’unico russo ad essere morto in Ucraina: nonostante le pressioni governative, si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui diverse decine di militari russi sono morti combattendo nel Paese vicino.