Russiagate, incriminati 12 agenti segreti russi: “Hanno hackerato democratici di Hillary Clinton”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 luglio 2018 10:47 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2018 10:47
Russiagate, incriminati 12 agenti segreti russi: "Hanno hackerato democratici di Hillary Clinton"

Russiagate, incriminati 12 agenti segreti russi: “Hanno hackerato democratici di Hillary Clinton” (Nella foto Ansa, Robert Mueller)

WASHINGTON – Svolta nel Russiagate: il numero due del dipartimento di Giustizia americano, Rod J. Rosenstein, ha avallato l’incriminazione di dodici agenti russi avanzata dal procuratore speciale Robert Mueller, che guida l’inchiesta. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] L’accusa nei loro confronti è di aver hackerato i democratici durante la campagna per le presidenziali negli Stati Uniti del 2016.

Si tratta di una potenziale bomba e il tempismo è clamoroso quasi quanto la notizia, a poche ore dall’attesissimo faccia a faccia fra Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki, nel quale il presidente Usa ha affermato e ripetuto che intende sollevare anche la questione delle interferenze sul voto.

Le accuse avanzate da Mueller riguardano 12 militari russi considerati parte del servizio di intelligence militare di Mosca (il Gru). Il testo dell’incriminazione indica fra l’altro il furto di informazioni su 500mila elettori. Gli inquirenti ritengono che gli agenti dell’intelligence russa avviarono i loro cyber-attacchi nel marzo 2016 con l’obiettivo di violare gli account di posta elettronica appartenenti a volontari e collaboratori della campagna per l’elezione di Hillary Clinton.

Stando a quanto riferito da Rosenstein, gli accusati avviarono anche corrispondenze con diversi americani, ma non vi sono prove di crimini commessi da cittadini americani. I russi sono quindi accusati di aver cospirato per violare i computer di comitati elettorali statali, segretari degli Stati e società informatiche Usa che fornivano software relativi alla gestione del processo elettorale con l’obiettivo di rubare dati di elettori”. Si segnala inoltre che erano stati creati profili online fittizi (compresi ‘DCLeaks’ e ‘Guccifer 2.0’) utilizzati per diffondere e-mail trafugate e altri documenti. “Sappiamo che il loro scopo era di avere un impatto sulle elezioni – ha aggiunto Rosenstein -. Che tipo di effetto possano aver avuto o quale sia stata la loro motivazione è oggetto di speculazione”.

La portavoce della Casa Bianca, Lindsay Walters, minimizza: “E’ coerente con quanto diciamo da sempre”. Ovvero che “non vi sono indicazioni del coinvolgimento di nessuno nell’ambito della campagna di Trump, né che le violazioni abbiano avuto un impatto sul risultato delle elezioni”.

Ma lo scossone è inevitabile, con i democratici che, per bocca del leader al Senato Chuck Schumer, chiedono a gran voce la cancellazione de summit fra Trump e Putin previsto per lunedì in Finlandia. “Porrò assolutamente la domanda e con fermezza”, ha assicurato Trump quando, in conferenza stampa con la premier britannica Theresa May in Inghilterra, gli si chiedeva se intendesse sollevare nell’incontro con il presidente russo la questione delle interferenze nel voto. Un tono diventato così determinato negli ultimi giorni sotto il pungolo dell’opposizione e con l’avvicinarsi del summit, che il presidente americano ha voluto fortemente: perché l’obiettivo è avere “buone relazioni” con Mosca, ha ribadito, elencandone i motivi validi. Dalla non proliferazione nucleare, su cui “sarebbe grandioso raggiungere un accordo”, ai temi chiave che saranno al centro dei colloqui, a cominciare dalla Siria.