Salvini a Putin o Conte a Macron: per favore fammi indagine sul mio nemico…

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 Settembre 2019 9:16 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 9:16
Salvini a Putin o Conte a Macron: per favore fammi indagine sul mio nemico...

Matteo Salvini e Vladimir Putin (Ansa)

ROMA – Salvini a Putin, mettiamo Salvini presidente del Consiglio che chiama al telefono Putin e al telefono gli chiede un favore. Dicendo proprio così, “per favore”. E aggiungendo, sottolineando più volte: se lo farai sarà “grandioso”. Grandioso cosa? Una bella indagine dei tuoi magistrati sul mio nemico politico o sulla sua famiglia. Ed ecco Putin rispondere all’ipotetico Salvini: ma certo, appena arriva il mio nuovo Procuratore Capo, Sarà “un mio uomo al cento per cento, quindi…”.

Oppure mettiamo Conte presidente del Consiglio al telefono con Macron che al presidente francese chiede “fammi un favore”. E prosegue: sai quel mio avversario politico, non c’è qualche tuo magistrato che puoi muovere per fargli aprire un’indagine su lui o la sua famiglia? Sarebbe “grandioso”. Se ci stai a farmi questo favore ti faccio chiamare dal mio avvocato e dal mio ministro della Giustizia. Tanto sono più o meno la stessa cosa.

Ecco quello che ha fatto Trump presidente. Al telefono con il disponibilissimo leader ucraino Zelensky (quello venuto su dalla satira demolitoria e indignata verso i potenti che impicciano tra di loro) Trump ha chiesto “un favore”. Il favore di muovere qualcuno in Ucraina contro Biden e famiglia (Biden possibile candidato del Partito Democratico alla presidenza). Ecco Trump al telefono: il figlio di Biden ha lavorato lì, in Ucraina, puoi fare qualcosa? Sarebbe “grandioso”. Trump presidente degli Usa al capo del governo ucraino chiede di muovere i magistrati ucraini contro un americano suo avversario politico. E Zelensky che ha capito l’antifona replica, anzi assicura: “appena ci sarà il nuovo Procuratore, eletto da noi, mio uomo al cento per cento”.

Come a dire, anzi proprio a dire: ci penso io, qui alla magistratura gli ordini li impartisco io. Non basta, il presidente Usa invita quello ucraino a farsi due chiacchiere e a collaborare nella indagine su Biden e famiglia con il suo avvocato e il suo ministro della Giustizia. Nella testa, nelle parole e nell’azione di Trump il suo interesse personale si identifica con il governo Usa: avvocato e ministro sono la stessa cosa. Il “favore grandioso” è accumulare roba contro l’avversario politico, accumularla grazie anche ad una mano che venga dall’estero, da magistrati cui un governo amico ordina di dare una mano. (Non proprio una novità assoluta, durante l’ultima campagna elettorale per la Casa Bianca materiale anti Hillary arrivò diretto dalla Russia, ma quella volta direttamente dai servizi russi, senza neanche il fastidio di dover passare da magistrati, sia pur comandati alla bisogna).

Questo ha fatto Trump. Come se Salvini premier avesse chiesto a Putin roba contro Conte o Conte avesse chiesto a Macron roba contro Salvini. Ovviamente non è accaduto e non accadrà. Ma Salvini ha davvero parlato delle “ombre” passate su Conte (consulenze, frequentazioni…). E Conte ha davvero detto addirittura in Parlamento che Salvini non ha fornito “informazioni in suo possesso” su Savoini, i russi e i possibili soldi russi alla Lega. Che diremmo, cosa penseremmo se Salvini chiedesse al telefono una mano a Putin per confezionare un bel dossier di carte anti Conte o Conte chiedesse al telefono con Macron o Merkel di fare il favore di aprire un’indagine sui soldi russi a Salvini, magari attraverso la “grandiosa” idea di un loro passaggio in Francia o Germania?

Che faremmo, sopporteremmo anche questo in nome del nostro tifare politico pro Salvini o pro Conte o anti Conte o anti Salvini? A seconda della appartenenza politica faremmo finta di non sentire, vedere, capire? O diremmo: basta, questo è troppo? Trump ha varcato ogni limite, confine e regola possibili, che diremmo noi se lo stesso facesse uno dei nostri capi politici? Probabilmente lì per lì proprio nulla diremmo e penseremmo. Perché sapremmo quel che è accaduto molto dopo l’accaduto, molto dopo rispetto a quando lo hanno saputo gli americani. Da noi non leggeremmo il resoconto stenografico della telefonata del “fammi il favore, indaga su quello” la settimana dopo i fatti. Perché gli Usa sono un grande e strano paese: hanno e hanno votato e forse rivotano uno che suggerisce e organizza con governi stranieri impicci ai danni di americani che gli danno fastidio, uno che chiede all’estero il favore di azzoppargli il candidato alle elezioni avversario. E insieme hanno un sistema e una cultura e istituzioni per cui il tutto si sa subito e tutto. No, non è l’Italia.