Sarah Palin: il ritorno dell ex-governatrice dell’Alaska

Pubblicato il 16 Febbraio 2010 11:46 | Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio 2010 11:46

Non è ancora completamente smaltita la sbornia euforica (o di delusione) per l’elezione di Barack Obama che in America già si aprono i giochi per le prossime elezioni presidenziali. Nel 2012, i democratici appoggeranno, come da tradizione, il presidente uscente. E’ invece nel campo dei Repubblicani che regna l’incertezza più assoluta. Dopo la batosta del 2008 il « Grand Old Party » comincia le prove di leadership. E rispunta colei che tanto aveva fatto parlare di sé un anno e mezzo fa: Sarah Palin.

Dopo il suo discorso alla convenzione nazionale del partito in Nashville, le prospettive presidenziali dell’ex governatrice dell’Alaska sono state riviste al rialzo. Negli ultimi giorni diversi analisti politici si sono prodigati in commenti sulla sua papabilità presidenziale. Joe Klein del Times ha scritto con accenti lirici che « la candidata vice-presidente del 2008 tocca le stesse corde mistiche di Bill Clinton », concludendo che è lei la favorita per la nomina repubblicana nel 2012. Discorsi simili sono stati tenuti dalle colonne di altri giornali.

Se è certo che la Palin sarà in corsa tra i repubblicani per la nomina alla candidatura presidenziale, dall’altra appare più problematico definirla la favorita nella corsa. Esistono dubbi di tre ragioni sulle sue effettive capacità di vincere la sfida.

In primo luogo la sfida interna ai Repubblicani è aperta come non mai nella storia moderna. Un recente sondaggio rivela che 4 sostenitori su 10 non appoggiano ancora un candidato definito. La stessa misurazione indica che Mitt Romey, ex governatore del Massachusetts, guida le preferenze assolute con tre punti percentuale in più rispetto a Palin.

Secondo, la Palin deve affrontare il problema dell’elettorato generale. Solo il 37 percento degli elettori americani la percepiscono favorevolmente. La percentuale si abbassa ulteriormente, uno su quattro, quando si tratta della sua preparazione come presidente. Una schiacciante e impressionante 71 per cento la ritiene « unfit » per governare (un espressione simile la dedicò « The Economist » a Silvio Berlusconi).

Terzo, la Palin fino ad oggi ha costruito il suo personaggio e la sua figura politica su interventi mediatici di grande effetto. Questa strategia ha pagato nel corto periodo. Appare dubbioso che possa continuare a portare benefici su una campagna così lunga, complessa e competitiva come le primarie americane.

Infine, per aggiungere la saggezza popolare all’analisi politica, si aggiunga che «chi entra papa nel conclave ne esce cardinale».