Stati Uniti-Venezuela. Tensione alle stelle. Si aggrava lo scontro politico

Pubblicato il 3 ottobre 2013 12:12 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2013 12:12
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro

WASHINGTON, STATI UNITI – Sale alle stelle la tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Uno scontro politico frontale che va avanti da anni, ma che ora si gioca a colpi di espulsioni di personale diplomatico tra Washington e Caracas. Nelle ultime ore il governo americano ha deciso la cacciata di tre incaricati d’affari venezuelani a Washington. Un gesto chiaramente di rappresaglia dopo l’espulsione da parte di Caracas di tre diplomatici dell’ambasciata Usa accusati di sabotaggio economico ed ‘intelligenza’ con l’opposizione.

La notizia è stata data fonti ufficiali venezuelane e subito confermata da Washington. Secondo Caracas, anche altri due venezuelani sarebbero stati espulsi dagli Stati Uniti. Il governo venezuelano, si legge nella nota del ministero degli Esteri, ”si oppone all’espulsione dell’incaricato d’affari della Repubblica bolivariana del Venezuela a Washington Calixto Ortega Rios, della seconda segretaria dell’ambasciata Monica Sanchez e della console a Houston Marisol Gutierrez”. Confermandone l’espulsione, gli Stati Uniti hanno indicato che i tre diplomatici venezuelani hanno ora 48 ore per lasciare il Paese.

”E’disdicevole che il governo venezuelano abbia ancora una volta deciso di espellere funzionari statunitensi sulla base di accuse infondate, cosa che prevede azioni di ritorsione”, ha detto da parte sua un responsabile del Dipartimento di Stato. Tutto ha avuto origine giorni fa, quando il presidente Nicolas Maduro, a sei mesi dalla sua elezione, ha dichiarato guerra totale su tutti i fronti contro gli Stati Uniti, quello che considera il suo ‘nemico’ storico. L’erede di Chavez ha infatti annunciato forti reazioni contro quella che lui ha denunciato come ”una guerra economica”, un ”sabotaggio” continuo da parte dell’ ”oligarchia di estrema destra” appoggiata da Washington.

Appena poche ore fa, annunciando in tv la cacciata dei diplomatici Usa, ha urlato un esplicito ”Yankee Go Home, fuori dal Venezuela”. ”Non permetteremo – ha proseguito Maduro – che un governo imperialista venga da noi a portare soldi per corrompere e cercare di paralizzare le aziende e fermare l’erogazione dell’energia elettrica per lasciare al buio tutto il Venezuela”. E con un colpo ad effetto ha mostrato in televisione un video ”con le prove del complotto”, in cui si vedono i tre diplomatici che escono dalla sede di una Ong di opposizione.

Una mossa respinta subito dall’ambasciata Usa che ha ricordato come l’ambasciata ”mantenga contatti regolari con tutte le forze politiche” del Paese. Insomma, scontro totale, che pero’ secondo molti osservatori nasce dall’esigenza di Maduro di recuperare credibilità interna, in un momento in cui appare molto debole politicamente. La crisi economica sembra aggravarsi. Cresce anche il malcontento popolare, basti pensare che a Caracas scarseggia di tutto, in primis la carta igienica. Da qui la decisione di riacutizzare la polemica contro il colosso americano, accusarlo di ordire complotti, in modo da ricompattare l’opinione pubblica dietro il suo governo.