Senegal. Star del pop Youssou Ndour sarà ministro del Turismo

Pubblicato il 5 Aprile 2012 8:34 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2012 9:22

ROMA – Non sara' il presidente del Senegal come aveva sperato, ma ministro si'. La star del pop africano Youssou Ndour e' diventato il nuovo titolare del dicastero della cultura e del turismo senegalese.

Il suo nome figura infatti nella lista di 25 ministri che saranno guidati dal premier Abdoul Mbaye, designato dal nuovo presidente Macky Sall uscito vincitore dal confronto elettorale del 25 marzo contro Abdoulaye Wade.

Ndour, 52 anni, nessun titolo di studio superiore, ma una popolarita' mondiale che sperava di sfruttare per favorire lo sviluppo del suo paese, si era candidato per partecipare alle elezioni presidenziali, ma le sue ambizioni erano state spezzate dal Consiglio Costituente secondo il quale non era riuscito a raggiungere le 10.000 firme di sostegno richieste.

Non si era pero' arreso ed aveva continuato la battaglia contro l'anziano presidente Wade, sostenendo al secondo turno Macky Sall, che e' poi riuscito nell'impresa di scalzare l'85enne leader, che era gia' al suo secondo mandato. Durante la campagna elettorale il musicista e' stato anche ferito ad una gamba durante una manifestazione vietata a Dakar.

Musicista poliedrico, Ndour e' partito dalla musica tradizionale 'Mbalax' fino a diventare uno dei cantanti africani piu' famosi nel mondo: il suo duetto con Neneh Cherry in '7 Seconds' gli valse nel 1994 1,5 milioni di copie vendute e il vertice delle classifiche europee. Nel 2009, partecipo' al Festival di Sanremo con un brano contro la discriminazione razziale. E' stato ambasciatore di buona volonta' della Fao ed e' impegnato da anni in cause umanitarie.

Ha organizzato e partecipato a numerosi concerti, tra cui quello del 1988 a Wembley per Nelson Mandela e lo 'Human rights Now tour' organizzato da Amnesty international.

Ha investito i ricchi proventi della musica nel settore dei media: e' proprietario della rete tv Tfm, della radio Rfm e del quotidiano 'L'Observateur', che ha spesso posizioni critiche nei confronti del governo Wade.