Sinodo sul Medio Oriente, l’allarme del patriarca di Antiochia Laham: “Senza cristiani sarò scontro con tra l’Occidente e l’Islam”

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 14:54 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 15:40

Il patriarca Gregorios III Laham

Se i cristiani mediorientali dovessero emigrare tutti dalle loro terre, questo porterebbe sempre di più ad un muro contro muro, ”ad uno scontro distruttivo” tra Oriente arabo musulmano e l’Occidente cristiano. E’ il monito lanciato, durante il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, dal patriarca greco-melchita (cattolico) di Antiochia in Siria.

”Fra le conseguenze più gravi del conflitto israelo-palestinese – ha spiegato Gregorios III Laham – c’è l’emigrazione dei cristiani che farà della società araba una società di un solo colore, unicamente musulmana, di fronte ad una società europea detta cristiana”.

”Se questo accadesse – ha aggiunto – ciò vorrebbe dire che ogni occasione sarebbe propizia per un nuovo scontro delle culture, delle civiltà e anche delle religioni, uno scontro distruttivo tra l’Oriente arabo musulmano e l’Occidente cristiano”.

Il patriarca melchita ha anche addossato al conflitto israelo-palestinese la responsabilità di aver fatto crescere movimenti fondamentalisti come Hamas e Hezbollah.

Secondo il cardinale John Patrick Foley, Gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, intervenuto al Sinodo vaticano sul Medio Oriente, l’ipotesi di una soluzione a due Stati, uno palestinese e uno israeliano, sta diventando sempre più difficile a causa dell’avanzamento degli insediamenti ebraici nei territori palestinesi.

”Sono convinto – ha detto il porporato – che le continue tensioni tra israeliani e palestinesi abbiano largamente contribuito ai disordini in tutto il Medio Oriente e anche alla crescita del fondamentalismo islamico”.

”Mentre molti, compresa la Santa Sede, hanno suggerito una soluzione a due della crisi israelo-palestinese, più passa il tempo più una tale soluzione diventa difficile, poiché la realizzazione di insediamenti israeliani e di infrastrutture sotto il controllo israeliano a Gerusalemme Est e in altre parti della Cisgiordania rendono sempre più arduo lo sviluppo di uno stato palestinese possibile e integrale”.