Siria, 15 navi russe si schierano. Gorbaciov: quasi un’altra crisi di Cuba

di Riccardo Galli
Pubblicato il 11 aprile 2018 13:51 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2018 13:51
Siria si prepara alla guerra, 15 navi russe si schierano. Gorbaciov: quasi un'altra crisi di Cuba

Siria, 15 navi russe si schierano. Gorbaciov: quasi un’altra crisi di Cuba (foto Ansa)

ROMA – Siria, 15 navi militari russe si schierano a cordone e protezione della costa.

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L’annuncio dei movimenti di flotta contiene la possibilità tecnico-logistica che da queste navi possano partire contro misure dirette a fermare l’eventuale attacco americano alle basi siriane. Contro misure, cioè missili che intercettano missili. O che mettono nel loro mirino aerei americani.

Mosca per via diplomatica ma anche per via militare ha fatto sapere che ci sono per gli Usa target, bersagli da assolutamente evitare di colpire. Mosca e Damasco hanno comunicato dove vanno in queste ore a ricoverare gli aerei della flotta siriana e dove ci sono e restano militari russi. Le due cose coincidono, quindi Mosca ha fatto sapere a Trump che se vuole azzerare aeronautica militare siriana deve ammazzare militari russi. Nel linguaggio, stavolta esplicito, diplomatico militare è un sostanziale divieto a bombardare quelle basi. Pena una reazione militare russa. Restano per l’attacco di Trump basi vuote di aerei siriani e russi. Se Trump si accontenta di questi target…Altrimenti Mosca reagisce.

Sul terreno i russi hanno la capacità operativa per farlo, e cioè le batterie anti missile e anti aeree. Possono accenderle oppure lasciare la reazione a siriani e iraniani che sono in Siria al fianco di Assad. Se l’attacco americano colpirà dove non fa male, allora Mosca lascerà la reazione, sostanzialmente indolore per l’apparato militare Usa, a siriani e iraniani. Se invece Trump mira ad un attacco che smonta e destruttura l’esercito di Assad, allora i russi imporranno o almeno si dicono pronti a imporre un prezzo a Trump.

E’ tutto così palese e annunciato che l’aviazione civile va sgombrando i cieli in quel settore del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente, per le prossime 72 ore rotte da evitare, ufficialmente.

E’ tutto così messo apertamente sulla scacchiera diplomatica e militare che Gorbaciov individua una pericolosissima somiglianza con l’altra grande crisi politico-militare tra Usa e l’allora Urss del secolo scorso. Era il 1962, Mosca aveva installato missili a Cuba, missili capaci di colpire gli Usa in pochi minuti. Washington, presidente Kennedy, impose il blocco navale e prese in esame l’invasione di Cuba. L’Urss, segretario generale del Pcus Kruscev, accettò la sfida che andò avanti per 13 giorni. Il mondo credette davvero di essere alla vigilia della terza guerra mondiale, stavolta nucleare. Ci credettero anche i governi e i militari coinvolti.

Poi l’Urss fermò le sue navi dirette a Cuba. Ottenendo in cambio il ritiro dei missili americani in Turchia e la garanzia che Cuba castrista non sarebbe stata invasa (gli Usa ci avevano già provato, fallendo, con lo sbarco alla Baia dei Porci).

Quella volta la guerra non scoppiò. Ma si mise in moto un meccanismo di azioni-reazioni obbligate e quasi automatiche cui nessuno né negli Usa né nell’Urss sembrava in grado di opporsi fino a fermarlo il meccanismo. Gorbaciov che ora più o molti molti non sanno neanche chi sia è stato segretario generale del Pcus e a capo dell’Urss. Ha negoziato disarmo nucleare con la Casa Bianca. Sa di cosa parla e, se avverte che l’escalation attorno alla Siria è” quasi un’altra crisi di Cuba”, Gorbaciov purtroppo non se l’è sognato la notte.